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Cassazione - Confermato il dissequestro di 94 articoli, anche se riportano sulla confezione immagini riconducibili alla bandiera italiana

Tricolore a parte, si capisce che sono “cinesi”: materiali elettronici restituiti al punto vendita

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Corte di Cassazione

Corte di Cassazione

Viterbo –  (sil.co.) – Tricolore a parte, si capisce che sono “cinesi”: materiali elettronici e accessori restituiti al punto vendita. Confermato dalla cassazione il dissequestro di 94 articoli, anche se riportano sulla confezione immagini riconducibili alla bandiera italiana.

È stato bocciato dalla cassazione il ricorso della procura contro l’ordinanza con cui, il 22 novembre, il tribunale di Viterbo, pronunciandosi in materia di misure cautelari reali, ha annullato il decreto del gip che aveva disposto il sequestro preventivo di materiali elettronici ed accessori, rinvenuti presso un punto vendita della grande distribuzione del capoluogo, ordinandone la restituzione all’avente diritto.

Il sequestro era stato disposto perché i materiali elettronici e gli accessori, sebbene realizzati in Cina, riportano immagini riconducibili alla bandiera italiana, secondo la procura “come tali idonee ad indurre in errore gli acquirenti sull’origine e provenienza dei prodotti”. Per il tribunale, invece, i segni apposti sugli articoli non sono idonei ad ingenerare confusioni sulla provenienza degli stessi.

Nel ricorso si sottolinea come i beni sottoposti a sequestro e poi dissequestrati, complessivamente pari a 94 pezzi, presentino una indicazione relativa alla loro provenienza (“made in P.R.C.”) di difficile individuazione “in quanto scritta in caratteri minuscoli e vicina al codice a barre” e rechino invece “una stampigliatura sull’imballaggio, in alcuni casi posta anche sul fronte del pacco, riportante un’immagine con colori e forme riconducibili alla bandiera italiana”.

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile dalla cassazione, sottolineando come il tribunale rappresenti che “le etichette apposte sulle confezioni dei prodotti indicano l’origine cinese degli stessi recando la dicitura ‘made in P.R.C.’ con grafica di grandezza uguale a quella usata per indicare la società italiana importatrice dei prodotti; “tutte le indicazioni sulla produzione e sull’importazione dei prodotti sono esposte in maniera leggibile sul packaging“; “le immagini del tricolore sono affiancate legittimamente al marchio dell’azienda italiana importatrice ed alla indicazione del design del prodotto”; “l’indicazione ‘designed in Italy’, presente su tredici delle novantaquattro confezioni sequestrate, non indica la provenienza e l’origine del prodotto, ma solo il modello ed il marchio utilizzato per la realizzazione“; “la grafica utilizzata per realizzare i colori del tricolore non oscura né simbolicamente, né fisicamente l’indicazione ‘made in P.R.C'”; “la grafica utilizzata per la dicitura ‘made in P.R.C.’, sulla scotta delle fotografie in atti, non rende difficile l’individuazione della provenienza estera del prodotto per posizionamento e relativo carattere”.


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29 luglio, 2024

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