![]() Viterbo – Botte in piazza del comune, intervento dei carabinieri e della polizia ![]() Viterbo – Botte in piazza del comune, intervento dei carabinieri e della polizia |
Viterbo – (sil.co.) – Botte a piazza del Comune, hanno patteggiato ieri due condanne a due mesi e 20 giorni e a sei mesi di reclusione, con lo sconto di un terzo della pena previsto dal rito, i due fratelli di 22 e 28 anni che poco dopo la mezzanotte di sabato 8 giugno si sono resi protagonisti di un violento litigio che ha scatenato il putiferio di fronte al bar sotto Palazzo dei Priori, col ferimento di uno dei poliziotti intervenuti coi carabinieri per calmare gli animi ed evitare che la situazione degenerasse. Sul posto anche il 118.
Difesi entrambi dall’avvocato Remigio Sicilia, in attesa del processo, furono rimessi in libertà subito dopo la convalida dell’arresto, Ieri sono comparsi nuovamente davanti al giudice Daniela Rispoli che a meni di un mese dai fatti li ha condannati, rispettivamente, a due mesi e 20 giorni di reclusione da scontare coi lavori socialmente utili il fratello intervenuto per calmare l’altro che stava discutendo animatamente con una persona e a sei mesi con sospensione della pena quest’ultimo.
È stata ricostruita durante l’udienza di convalida la dinamica dei fatti, costati alla coppia l’arresto per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale e all’agente ferito una prognosi di sei giorni a causa delle contusioni riportate. Sul posto, oltre agli equipaggi di due volanti, è intervenuta anche una pattuglia del radiomobile dei carabinieri, costretti a usare la pistola “taser” per bloccare gli scalmanati. Le forze dell’ordine sono ricorse anche allo spray urticante.
– Botte a piazza del Comune, a scatenare il putiferio è stata una lite tra due fratelli ubriachi
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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