Montefiascone – (sil.co.) – Brutta avventura quella vissuta da una donna di Montefiascone padrona felice da due anni di un cane, ignara che sarebbe diventato un cane conteso.
Quel cane è finito, suo malgrado, al centro di un processo per lesioni aggravate e stalking. Alla padrona falisca è costato una bomboletta di spray urticante spruzzata negli occhi. A “sparargliela” in faccia una donna del nord, piombata nella Tuscia sostenendo di essere lei la proprietaria dell’animale e pretendendo di riaverlo indietro.
Vittima una 61enne, che si è costituita parte civile con l’avvocato Luigi Mancini al processo in cui è imputata una sessantenne di Verona. Il rinvio a giudizio della donna, accordato dal gup in sede di udienza preliminare, è stato chiesto a ottobre del 2022. Il dibattimento è entrato nel vivo martedì davanti al giudice Giovanna Camillo del tribunale di Viterbo.
I fatti al centro della vicenda vanno da maggio a settembre del 2019, periodo durante il quale l’imputata avrebbe perseguitato la parte offesa per riavere indietro quello che sosteneva essere il suo cane.
Per raggiungere l’obiettivo, come ha spiegato la vittima, la sessantenne, preso alloggio in un bed&breakfast di Montefiascone, avrebbe molestato e minacciato la “rivale” di Montefiascone nonché il marito e le due figlie, tramite Facebook e WhatsApp, appostandosi fuori casa e chiedendole chi vi abitasse, mettendola sempre più in ansia e facendole temere per la sua incolumità personale e per quella dei propri familiari.
La situazione è precipitata, facendosi oltremodo pericolosa, il 28 settembre di cinque anni fa. Era un sabato e l’imputata si sarebbe nuovamente appostata fuori casa della vittima, stavolta armata di una bomboletta di spray urticante, che le ha spruzzato sul volto e negli occhi cogliendola di sorpresa con la sua presenza.
A quel punto la sessantenne, costretta a ricorrere alle cure dei sanitari, si è recata in caserma, denunciando l’accaduto e chiedendo la punizione della sua presunta persecutrice.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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