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Tribunale - Colpo di scena al processo - Vittima di un presunto scambio di persona un uomo imputato di uccisione di animali e lesioni aggravate

Accusato di avere investito e ucciso un cane, rivela: “Il pick-up nero ce l’ha mio fratello”

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Il tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo

Nepi – (sil.co.) – Accusato di avere investito e ucciso apposta un cane, rivela: “Il pick-up nero ce l’ha mio fratello”. Colpo di scena al processo. Vittima di un presunto scambio di persona un uomo imputato di uccisione di animali e lesioni personali.

È il sorprendente seguito giudiziario della passeggiata finita in tragedia di una coppia di Nepi uscita una mattina di buonora per portare i tre cani di proprietà a fare una passeggiata nel bosco che all’epoca si trovava in località La Massa.

Il marito, rimasto in auto, sarebbe stato aggredito da un pastore a bordo di un pick-up nero che prima lo avrebbe picchiato, poi avrebbe investito apposta e ucciso una delle bestiole.

“Mi ha detto ‘avete rotto con questi cani che mi hanno ammazzato tre pecore’ – ha raccontato ieri l’uomo in tribunale – al che ho fatto per chiamare mia moglie che si era inoltrata coi cani nel bosco”.

“Lui allora mi ha dato tre pizze in faccia, scaraventandomi per terra e continuando a colpirmi a pugni e calci”, ha proseguito.

“Quando mia  moglie, sentendo le urla, è uscita dal bosco con uno dei tre cani appresso, un maremmano che si è messo ad abbaiare spaventato sul ciglio della strada, il pastore è risalito sul pick-up partendo a razzo e puntando dritto al cane, colpendolo alla testa e uccidendolo sul colpo”, la drammatica conclusione.

Era la mattina dell’11 maggio 2021. La coppia ha sporto denuncia ai carabinieri che in breve hanno rintracciato il presunto responsabile, finito a processo per le lesioni provocate all’umano e per l’uccisione dell’animale, predisponendo un fascicolo fotografico con quattro soggetti, tra i quali marito e moglie hanno riconosciuto l’imputato.

Ieri per l’appunto il dibattimento è entrato nel vivo con la testimonianza di marito e moglie, parte civile davanti al giudice Jacopo Rocchi, il quale, al termine dell’udienza, si è ritrovato però a dover fare i conti non un inaspettato quanto clamoroso colpo di scena.

Il giudice, ascoltata la testimonianza di marito e moglie nonché dell’allora comandante della stazione dei carabinieri, dopo che entrambe le presunte vittime avevano riconosciuto in aula il pastore, seduto vicino al suo avvocato, durante l’esame dell’imputato. rimasto impassibile fino a quel momento, si è sentito fare una sorprendente rivelazione. 

“Avete sbagliato persona – ha detto, sorprendendo tutti i presenti – io ho un’azienda agricola, ma a dieci chilometri di distanza. E non ho mai posseduto un pick-up nero. Il pick-up nero ce l’ha mio fratello, che ha anche azienda e pecore nella località dove sono avvenuti i fatti”.

Il giudice, perplesso, chiedendosi presumibilmente come il “particolare” non sia emerso prima che il caso arrivasse al dibattimento, ha chiesto all’imputato, finito sotto processo penale, se non avesse letto cosa c’era scritto nelle carte che dovevano per forza essergli state recapitate. Se ne riparlerà alla prossima udienza.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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4 luglio, 2024

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