Perugia – Condannato in primo grado dal tribunale di Perugia il magistrato Stefano Rocco Fava. Si tratta del pm titolare della maxi inchiesta “Centurione” sul ministero delle politiche agricole sfociata, all’alba del 12 dicembre 2012, in nove misure cautelari tra imprenditori e funzionari pubblici. La condanna è arrivata per fatti successivi. Coimputato Luca Palamara.
Tra gli arrestati dell’operazione “Centurione” c’era anche l’imprenditore viterbese Oliviero Sorbini, difeso dall’avvocato Pierfrancesco Bruno, per cui furono disposti i domiciliari. È finita nove anni dopo con l’assoluzione piena di tutti gli imputati, in via definitiva, nonché con importanti indennizzi per ingiusta detenzione.
Era il 28 novembre 2021 quando la corte d’appello di Roma, presieduta dal giudice Giancarlo De Cataldo, ha confermato la sentenza di primo grado del 14 aprile 2016 e le sue motivazioni per non sussistenza del fatto, respingendo l’appello del pm Stefano Rocco Fava in quanto inammissibile.
Al centro della maxinchiesta, presunti episodi di corruzione che riguardavano finanziamenti pubblici per oltre 40 appalti, per un totale di 32 milioni di euro erogati a 20 aziende nel periodo che andava da marzo 2007 a maggio 2011. ”Ho sempre saputo di essere innocente e lo sapevano tutti quelli che conoscono me e in particolare chi conosce la storia della mia famiglia – commentò Sorbini – è una buona notizia anche per Viterbo, perché se il figlio di un personaggio quale Sauro Sorbini fosse stato davvero un corruttore, questo avrebbe significato che forse quei valori professati apertamente dall’ex capo partigiano Sauro, non erano poi condivisi in famiglia”.
Tornando all’ex pm Stefano Rocco Fava, come riporta l’Ansa, è stato condannato dal tribunale presieduto dal giudice Alberto Venoso a cinque mesi, con sospensione della pena, per il reato di accesso abusivo al sistema informatico che gli veniva contestato dalla procura di Roma. Secondo l’accusa, avrebbe estratto dal Tiap degli atti giudiziari allegati a un esposto che rivolse al Csm nel marzo 2019 contro alcuni colleghi di vertice dell’ufficio della procura romana.
Il tribunale ha inoltre disposto l’immediato risarcimento delle parti civili: un euro, una cifra simbolica, come da lui chiesto, per il pm di Roma Paolo Ielo, 20mila euro per il ministero di giustizia, 8mila per l’associazione CittadinanzAttiva.
L’ex magistrato romano è stato invece assolto “per non avere commesso il fatto”, assieme al coimputato ex consigliere del Csm Luca Palamara, dall’accusa di rivelazione e utilizzazione di segreto di ufficio. Rocco Fava e Palamara erano difesi, rispettivamente, dagli avvocati Luigi Castaldi e Luigi Panella e dai legali Benedetto Marzocchi Buratti e Roberto Rampioni.
I pm Gemma Miliani e Mario Formisano, della procura guidata da Raffaele Cantone, avevano chiesto la condanna per entrambi: otto mesi per Palamara e due anni per Fava, ora giudice civile a Latina.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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