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Viterbo - Maurizio Errigo, docente di progettazione urbanistica: “In pochissimi casi sono stati sviluppati progetti che consentissero una riduzione del rischio climatico. È necessario avviare un dibattito, tenuto conto anche delle violente piogge della scorsa settimana"

“Il Pnrr della sindaca Frontini ha aumentato la vulnerabilità della città”

di Daniele Camilli
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Viterbo - Tangenziale ovest allagata

Tangenziale ovest allagata


Viterbo – “Il Pnrr della sindaca Chiara Frontini è riuscito ad aumentare l’esposizione e la vulnerabilità della città e in pochissimi casi sono stati sviluppati progetti che consentissero una riduzione del rischio climatico”. Maurizio Errigo è docente di progettazione urbanistica presso la facoltà di architettura dell’università La Sapienza di Roma e professore di urbanism al Politecnico di Delft in Olanda. Fino all’anno scorso è stato anche componente della commissione urbanistica comunale.

Un lente di ingrandimento, la sua, in particolar modo sui progetti del Pnrr messi in campo dalla giunta Frontini. Così come sulla zona industriale del Poggino. Con una necessità: sviluppare un dibattito per affrontare al meglio il rapporto tra progettazione urbanistica, città e mutamenti climatici.

“Con tutte le risorse a disposizione nell’ultimo biennio – spiega infatti Errigo – penso sia un problema su cui ragionare. Ricordiamoci che la  prevenzione fa risparmiare e si stima che per ogni euro speso per i progetti si possano risparmiare ben 6 euro di spese per il ripristino dei danni. Ma occorre lungimiranza e competenza”.


Viterbo - Maurizio Errigo

Viterbo – Maurizio Errigo


Quasi una settimana fa la città di Viterbo ha subito un fenomeno di appena 30 minuti con numerose zone allagate. È una situazione normale?
“Direi proprio di no. Non è neanche una situazione accettabile. E lo direi anche a gran voce. Una città che, con una popolazione di circa 70 mila abitanti e una superficie di 406 kmq, caratterizzata inoltre da un’ottima qualità dell’aria, dovrebbe essere tranquillamente considerata una città sicura dal punto di vista climatico. Ma martedì abbiamo capito che cosi non è”.

Si tratta tuttavia di fenomeni ormai caratteristici dell’epoca dei mutamenti climatici.
“Partiamo da un presupposto. Che cos’è la grandine. La grandine è il risultato di quella che gli antichi definivano ‘una complessa danza tra aria, acqua e ghiaccio nelle alte sfere dell’atmosfera’. Si verifica quando l’aria calda presente al suolo risale in atmosfera portando umidità ed incontra l’aria fredda. Si originano così vortici continui in cui si forma il chicco che, ad ogni giro completo di salita e discesa, diventa più voluminoso e pesante. Quando i grani di grandine raggiungono una massa sufficiente da superare la forza di gravità, iniziano a precipitare verso il suolo. Questi fenomeni, come quelli dei nubifragi, sono ormai caratteristiche dell’epoca dei cambiamenti climatici quando aria calda e fredda si incontrano sempre più facilmente e repentinamente. Tecnicamente si ha un nubifragio quando la quantità d’acqua che colpisce il suolo supera i 30 millimetri l’ora. In Italia il problema dei cambiamenti climatici è questione di studio purtroppo abbastanza recente, diciamo che più o meno dal 2015 abbiamo iniziato a capire che c’è questo problema ma spesso rimane solo nella teoria amministrativa. Un fenomeno simile a quello di Viterbo di ieri lo ricordiamo nel nubifragio di Roma del 20 ottobre 2018 quando la temperatura si è abbassata repentinamente di 9 gradi, l’intensità di pioggia misurata è stata di 50 mm in 30 minuti e addirittura di 371,6 mm/h causando allagamenti di oltre 1 metro”.


Viterbo - La nuova pavimentazione in piazza del Comune

Viterbo – La nuova pavimentazione in piazza del Comune


Si parla comunque di una città che quando è stata costruita e modificata il tema dei mutamenti climatici era tutt’altro che conosciuto…
“È vero che ereditiamo una città costruita e modificata quando questo tema non era conosciuto ma dal 2015 il faro si è acceso e dovrebbe essere sincronico un atteggiamento progettuale, soprattutto nei lavori pubblici, pari alla moltitudine di atti siglati ed ai proclami fatti. Nel 2016 la città ha aderito al Patto dei sindaci sottoscrivendo il Piano di azione per l’energia sostenibile, nell’ambito del ‘Programma sperimentale di interventi per l’adattamento ai cambiamenti climatici in ambito urbano’, promosso dal ministero della Transizione ecologica. È stato anche ottenuto un finanziamento di circa 576mila euro per la realizzazione di progetti funzionali a mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici e ricordiamo anche che proprio l’attuale sindaca Chiara Frontini lo scorso 5 giugno è stata a Milano dove ha esposto la lotta al cambiamento climatico ed all’inquinamento, sottoscrivendo la carta ‘Nature-Positive Cities’”.

E secondo lei, i progetti dell’amministrazione Frontini si allineano alle aspettative?
“No, i progetti non si allineano alle aspettative. Come dimostra lo studio Ue dal titolo L’impermeabilizzazione del suolo, le intensità di picco sono correlate al consumo di suolo. Per ogni aumento dell’1% del consumo di suolo l’intensità di picco, ossia la forza e la violenza delle precipitazioni, aumenta del 3%. Ciò significa che più impermeabilizziamo più problemi creiamo alla città”.

Una città come Viterbo che, nell’ultimo biennio, ha investito quasi 100 milioni di euro tra fondi regionali e Pnrr, dovrebbe aver sviluppato progetti capaci di renderla più sicura.
“Sì, sono quelli che chiamiamo progetti contemporanei. Ma così, spesso non è”.


Viterbo - I nuovi marciapiedi

Viterbo – La passeggiata ecologica lungo le mura


Può entrare nel merito?
“La passeggiata ecologica intorno alle mura. Partiamo da qui. Una passeggiata che ha eliminato ampi tratti di superficie a verde e le alberature inserite non possono sopperire alle zone permeabili sottratte. Anche se nella relazione tecnica si parla di ampie superfici drenanti. Importanti in questo caso sono le relazioni tra le pendenze e il verde. Perché le pendenze originano canali di deflusso meteorico e il verde sono aree di impluvio che evitano il pericoloso scorrimento superficiale delle acque. Il progetto non è ancora concluso ma nella parte est, dalla Camera di commercio a porta Romana, non sembra siano stati seguiti i dettami dei pocket parks per l’adattamento climatico. Dopodiché, gli spazi pubblici di piazza del Comune, di piazza Crispi o di piazza della Trinità hanno eliminato una pavimentazione semipermeabile inserendo una impermeabilizzazione totale delle superfici a volte con alberature, come i cipressi, improprie, a favorire la mitigazione degli effetti climatici. Anche il regolamento sulla monetizzazione degli standard urbanistici non favorisce azioni a favore della lotta ai cambiamenti climatici, anzi potrebbe addirittura favorire le impermeabilizzazioni edilizie senza zone filtro. Ma ciò che lascia perplessi è come in molti casi il progetto architettonico ed urbano non abbia proprio pensato di inserire elementi a contrasto dei cambiamenti climatici”.

Ad esempio?
“Penso ad esempio al progetto del Poggino che non ha previsto vasche di stoccaggio meteorico o watersquares, soprattutto in zone quali il cavalcavia ferroviario che si allaga anche con brevi precipitazioni. Lungo tutti i chilometri di asfaltature stradali potevano essere previsti cordoli di rain garden che favorissero il drenaggio meteorico. In molti quartieri in cui si è intervenuti, penso agli itinerari della ciclabile, poteva essere previsto un intervento tecnico di depaving in cui si aumentasse la permeabilità dei suoli rendendo qualche superficie porosa. Nei molti interventi sulle scuole si poteva immaginare una strategia di roofscapes come a Rotterdam e a Milano con la creazione di tetti verdi o di tetti gialli per la produzione di energia elettrica. Quest’ultima cosa dovrebbe essere prevista in ogni intervento edilizio pubblico soprattutto al di fuori della zona del centro storico. Penso infine alla manutenzione dei tombini e delle caditoie che risultano ostruite da anni, un lavoro di manutenzione ordinaria e straordinaria assolutamente alla portata di una città capoluogo di provincia candidata a capitale europea della cultura. Martedì ho visto diversi commercianti che lungo le vie cercavano di liberare le caditoie dei tombini per salvare le proprie attività dall’allagamento. E questo, in una città come Viterbo, è una immagine non accettabile”.


Viterbo - Pista ciclabile con erba

Viterbo – La pista ciclabile


Quindi, che giudizio complessivo dà rispetto a tutto ciò che ha appena descritto?
“Il Pnrr della sindaca Frontini è riuscito ad aumentare l’esposizione e la vulnerabilità della città e in pochissimi casi sono stati sviluppati progetti che consentissero una riduzione del rischio climatico. E con tutte le risorse a disposizione nell’ultimo biennio penso sia un problema su cui ragionare. Ricordiamoci che la  prevenzione fa risparmiare e si stima che per ogni euro speso per i progetti si possano risparmiare ben 6 euro di spese per il ripristino dei danni. Ma occorre lungimiranza e competenza”.


Viterbo - La zona industriale del Poggino

Viterbo – La zona industriale del Poggino


In che modo si potrebbe sviluppare un dibattito sull’argomento?
“Il dibattito si potrebbe stimolare partendo da progetti e strategie nazionali ed internazionali per capire come questo tema è affrontato nel mondo. Ad esempio abbiamo la strategia di resilienza di Milano, i progetti Padova resiliente, Mantova resiliente, la strategia di adattamento ai cambiamenti climatici di Reggio Emilia, le Waterproof city di Rotterdam e Barcellona, la Rotterdam Climate Adaptation Strategy, il programma Room for the river olandese, la Water Sensitive Zomerhof, le Watersquares ed il programma Tetti Verdi a Rotterdam,  i progetti di spazio pubblico a Ghent in Belgio (Ghettingplein), lo Yongsan National Urban Park Master Plan a Seoul, l’Highline di New York. Insomma, gli spunti sono tanti. Su tutti consiglio infine di guardare i progetti dei De Urbanisten e degli Mvrdv di Rotterdam”.

Daniele Camilli


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9 settembre, 2024

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