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Viterbo - Un anno fa fu sorpreso dai carabinieri con uno degli arrestati di Babele - Indagata a piede libero la compagna

Cento dosi di coca nel Colgate, rischia anni di carcere il pusher geniale con amici compromettenti

di Silvana Cortignani
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Viterbo – Cento dosi di cocaina confezionate singolarmente e nascoste in un tubetto del dentifricio, ovvero quasi un etto di droga. Abbastanza per vedersi contestare anche l’ingente quantitativo. Un’aggravante che gli fa rischiare di finire a processo davanti al collegio e venire condannato ad anni e anni di carcere.

Protagonista il presunto pusher 41enne sudamericano le cui amicizie “compromettenti” un anno fa hanno insospettito gli inquirenti. Finito nei guai nonostante l’idea geniale di nascondere la droga nel tubo del Colgate da 1000 ml, la marca e il formato scelti per portare a termine con successo il procedimento.

Intanto la memoria torna indietro di dieci anni, all’operazione Babele del 2014.


Viterbo - Carabinieri - Cocaina nascosta nei tubetti del dentifricio

Viterbo – Carabinieri – Cocaina nascosta nei tubetti del dentifricio


Furbo ma non troppo. Le indagini sfociate venerdì 6 settembre nel blitz che ha portato all’arresto per spaccio di un ingegnoso disoccupato 41enne d’origine dominicana sono state coordinate dal pm Paola Conti e condotte dai carabinieri della sezione operativa del Norm di Viterbo supportati dalle stazioni di Bagnaia e Canepina.

“Ingente quantitativo”. Il presunto pusher, cui viene per l’appunto contestata oltre alla detenzione ai fini di spaccio anche l’aggravante dell’ingente quantità, in attesa del processo è agli arresti domiciliari rafforzati dal braccialetto elettronico da lunedì, quando si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l’udienza di convalida del fermo davanti al gip Savina Poli del tribunale di Viterbo. 

Il giallo delle due case. Il 41enne, che secondo l’accusa dall’estate 2023 era domiciliato con la compagna nell’appartamento situato in un vicolo cieco adiacente via Cardinal la Fontaine, nel cuore del centro storico, secondo il difensore di fiducia Samuele De Santis risiede invece in un’abitazione dell’immediata periferia, zona Teverina, con moglie, suocera e cognato. Lo stesso indirizzo risultante dai documenti, per cui è lì che il giudice ha disposto i domiciliari.


Il pubblico ministero Paola Conti

Il pubblico ministero Paola Conti


Sei tubetti ingegnosamente modificati. Per la difesa non ci sono prove che il sudamericano sapesse del tubetto di dentifricio pieno di droga nascosto dentro un calzino, tanto più che lo stupefacente è stato rinvenuto all’esterno, in un vano nel muro fuori casa, vicino alle cassette della posta. Ma all’interno dell’appartamento sono stati rinvenuti altri cinque tubetti, senza droga ma modificati allo stesso modo, svuotati del contenuto e con la base tagliata per la “farcitura”.

Oltre 1300 euro in contanti. Del tutto inedito per Viterbo un sequestro di così tante dosi di cocaina nascoste con queste ingegnose modalità che non sono bastate ad eludere l’attività antidroga dei carabinieri. Durante le operazioni i militari hanno pure sequestrato un’ingente somma di denaro, 1315 euro, ritenuti provento dell’attività di spaccio molto probabilmente attuata con la convivente anch’essa sudamericana al momento indagata a piede libero e trovata nell’abitazione al momento del blitz.

Tradito dalle chiavi di casa. Inoltre per i carabinieri, che lo hanno a lungo tenuto d’occhio, appostandosi in borghese per studiare i movimenti del sospettato, abitava come detto da circa un anno in centro con la compagna e non in periferia, come avrebbe riferito anche a loro il 26 maggio 2023 quando fu trovato nell’abitazione di via la Fontaine durante un controllo, pur essendo in possesso delle chiavi della casa.

Amicizie “compromettenti”. In quell’occasione. il 26 maggio dell’anno scorso, furono identificati anche altri due connazionali, una donna e un uomo, un 43enne, il cui arresto per droga, seguito da altri negli anni successivi, fece scalpore nell’ambito della maxioperazione Babele scattata dieci anni fa tra i quartieri di San Pellegrino e San Faustino.

Dieci anni fa l’operazione Babele. Era il 19 maggio 2014, quando fu sgominato da un’indagine coordinata sempre dalla pm Paola Conti un presunto giro di droga gestito nel capoluogo da dominicani e tunisini, sfociato nell’arresto di una trentina di indagati, oltre la metà dei quali nordafricani e sudamericani. Gli italiani, tra cui una 63enne salita agli onori della cronaca come “nonna coca”, sarebbero invece stati la manodopera addetta allo spaccio al minuto. 

Silvana Cortignani


Articoli: Dentifricio “stupefacente”, sequestrate ben 97 dosi di cocaina – Nascondeva cocaina nei tubetti del dentifricio, arrestato


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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11 settembre, 2024

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