Canino – (sil.co.) – Due presunti pusher marocchini clandestini dell’Alta Tuscia a processo per spaccio in concorso in seguito al sequestro di 23 dosi di cocaina tra Natale e Capodanno.
L’operazione, condotta tre anni fa dai carabinieri di Canino durante le festività, è stata ricostruita ieri davanti al giudice Jacopo Rocchi dal luogotenente Aldo Nardone, comandante della locale stazione. Furono arrestati entrambi.
Era il 28 dicembre 2021. Uno dei due imputati è stato sorpreso in flagrante in un parcheggio di viale Bonaparte mentre tentava di disfarsi di due dosi di cocaina gettandole per terra con addosso una terza dose nascosta in una tasca dei pantaloni.
L’altro imputato, anche lui irregolare in Italia, è finito nei guai durante la successiva perquisizione domiciliare in un appartamento del centro abitato da quattro marocchini, dove è stato trovato dai carabinieri nella camera mansardata condivisa col primo fermato, nel cui armadio, tra i vestiti di entrambi, sono state rinvenute ulteriori 20 dosi di cocaina.
“Lo stupefacente, risultato essere cocaina dalla consulenza tecnica, era nascosto in dei vasetti di vetro contenenti riso, c’erano inoltre un frammento di hashish da due grammi, ritagli circolari di cellophane e un bilancino di precisione”, ha detto il testimone, spiegando come si è giunti ai due arresti per detenzione ai fini di spaccio.
Estranei ai fatti, secondo quanto accertato dai carabinieri, gli altri due connazionali, tra cui l’unico in regola, alloggiati di sotto. “Li abbiamo trovati nella cucina al piano inferiore, dove non sono stati rinvenuti stupefacenti”, ha spiegato il comandante, incalzato dai difensori Domenico Gorziglia e Marco Valerio Mazzatosta.
Il processo è stato rinviato a ottobre per la discussione.
– All’Alt dei carabinieri cercano di disfarsi della droga, arrestati
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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