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Tribunale - Nuovamente a processo, in attesa dell'appello contro la pena di un anno e mezzo inflittagli nel 2022

Già condannato per stalking, la raggiunge sul posto di lavoro e le fa una scenata

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Viterbo - Il tribunale

Viterbo – Il tribunale

Viterbo – (sil.co.) – Scopre che il nuovo compagno della ex ha accompagnato a scuola il figlio, la raggiunge sul posto di lavoro e le fa una scenata. Sull’uomo pende una precedente condanna a 18 mesi per stalking, non ancora definitiva. 

L’episodio risale al 21 novembre dell’anno scorso presso un impianto termale affollato di gente. Sottoposto da allora alla misura cautelare del divieto di avvicinamento, è finito nuovamente a processo, col giudizio immediato, davanti al giudice Jacopo Rocchi, che ieri ha ascoltato la vittima, la quale non si è costituita parte civile.

L’imputato, come detto, ha alle spalle una condanna a 18 mesi di reclusione con lo sconto di un terzo della pena del rito abbreviato, non ancora definitiva, inflittagli nel 2022 dal giudice Rita Cialoni, che lo ha giudicato con l’abbreviato condizionato a perizia psichiatrica, secondo cui è capace di intendere e di volere anche se soffre di una patologia che potrebbe condizionarne la condotta. La sentenza, che è stata appellata dalla difesa, prevede che l’uomo segua un percorso come previsto dal codice rosso.

L’ex coppia, separata da sette anni, avrebbe vissuto momenti bui tra il 2018 e il 2020, per poi vivere tre anni di relativa tranquillità fino all’episodio del 21 novembre 2023.

“Evitavo ed evito tuttora di incontrarlo, perché i suoi scatti di rabbia violenti, improvvisi e inaspettati mi fanno tenere per la mia incolumità, ma non gli ho mai impedito di stare con nostro figlio e che lui frequenti la famiglia paterna”, ha tenuto a sottolineare la parte offesa.

“Se mi telefona aggressivo, chiudo la conversazione. E così feci lo scorso 21 novembre, mentre minacciava di venire da me e pisciarmi addosso perché il mio compagno non avrebbe dovuto accompagnare nostro figlio a scuola. Era mattina, per cui poi sono andata al lavoro e ho lasciato il telefono nell’armadietto. A un certo punto si è presentato all’ingresso, facendo una scenata davanti a tutti mentre l’impianto era affollato di gente. Non voleva saperne di andarsene e sono dovute intervenire due persone per mandarlo via”, ha raccontato. 

Nonostante la relativa tranquillità degli ultimi tre anni, non sarebbero mancati provocazioni e screzi. “Ad agosto si è presentato a casa mia alle 6 del mattino dicendo che era venuto a prendere il figlio, cosa non prevista e tantomeno a quell’ora, al che il mio compagno, con molta calma, gli ha risposto che non era il modo e l’ora, dicendogli di andarsene a casa e ripassare più tardi”, ha spiegato al giudice che le chiedeva quale fosse attualmente il comportamento dell’imputato. 

Il processo riprenderà la prossima primavera quando è prevista anche la sentenza.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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3 ottobre, 2024

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