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Viterbo – Quando entro in una libreria sento quello che, credo, sente un cocainomane quando incontra il suo pusher. Deve comperare una dose, deve. E io non riesco a uscire da una libreria senza avere un pacco di libri in mano.
Nei libri, anche se non sempre faccio delle compere intelligenti, mi immergo e cerco di capire il mistero delle cose. Per cui quando ho letto nella brochure del festival I pirati della Bellezza che “Dio è un libro” ho quasi rivisto le pagine del più grande libro mai scritto, il libro dell’universo, sfogliarsi davanti a me e invitarmi a viaggiare con loro, quasi nascosto in una delle tante parole che narrano l’infinito della vita, della storia, delle speranze e desideri, dei sogni, delle fragilità e delle cadute, delle resurrezioni e dei cammini che aprono cammini, senza mai chiudere le porte della conoscenza e della creatività libera umana.
Una creatività che profuma di grandezza, come quella che nella fantasia e nella speranza, crediamo siano i colori di Dio. Qualcuno ha detto che “Dio is a Verb”, “Dio è un Verbo”. Lo scriveva nel 1997 il rabbino David A. Cooper in Usa e Canada. Questo perché il verbo aiuta a capire il senso di ogni affermazione e frase. E noi abbiamo bisogno di capire non solo di vedere. È la grandezza dello “spirito” umano che ci distingue, dovrebbe almeno, da altri esseri viventi. La saggezza o meglio: la sapienza (che nella Bibbia, redazione finale nel primo secolo a.C., viene descritta in maniera elevatissima) avvolge tutto e tutti anche se non può entrare nella vita di chi gioisce nel comportarsi male. È dentro di noi che sboccia la sapienza se e mentre cerchiamo di condurre una vita corretta, onesta, generosa, rispettosa… (aggiungete quello che volete: “O voi ch’avete li intelletti sani, mirate la dottrina che s’asconde sotto ‘l velame de li versi strani” – Inferno IX, 34:63).
Scriveva il rabbino Cooper: “Considerate il profumo di una rosa. Se lo descrivete a una persona che mai ha sentito il profumo di un fiore, sarà impossibile con il linguaggio e l’intelletto aiutarla a capire e sentire. Ma se mettiamo una rosa tra le sue mani immediatamente riuscirà a capire”. Lo stesso con gli insegnamenti sulla sapienza e la correttezza. Il libro ci offre questo contatto e ci permette di sentire il profumo della vita e della storia. Poesia? Narrativa? Racconto? Analisi, anche se sono sempre parziali?
In questa edizione 2024 dei Pirati della Bellezza ci permettono di incontrare: Marianna Aprile, Carlo Cottarelli, Davide Casaleggio, Gino Cecchetin, Alan Friedman, Corrado Augias, Michela Ponzani, e Marcello Veneziani. Saranno intervistati e ci racconteranno il loro pensiero su tempi emergenti e interessanti, se non anche vitali. È come avere una rosa tra le mani che ci aiuta a sentire meglio il profumo del sapere e del capire, cioè la sapienza.
In una società controllata da slogan di vario tipo dove spesso si pretende di sapere e di capire da una frase fuori contesto (vedi i titoli dei giornali) l’offerta e la possibilità di “rubare” frammenti della bellezza e della verità non è un regalo da poco.
Se posso permettermi un suggerimento, non lasciamo che questa offerta resti negli scaffali degli incontri. Perché non facciamo nascere un club (per caso esiste?) culturale che dia spazio al pensiero, alla riflessione, alla lettura e condivisione.
Viterbo, anche Viterbo, pullula di gruppi e gruppuscoli detti culturali… non pochi sono in stato di elegante e rispettosa agonia. “Svegliamoci”, ha scritto recentemente il filosofo ultracentenario Edgar Morin. C’è una crisi del pensiero che pensi. In ogni istituzione. Anche in quella che amo di più, la Chiesa, dove sento navigare… poco o niente. Con le dovute eccezioni, alcune presenti, come ovunque.
Grazie agli organizzatori di queste sfide. Ma facciamole crescere. Dentro di noi e tra di noi. Viterbo ha un grande bisogno di persone che pensino. Di persone che chiacchierano ce ne sono abbastanza.
Don Gianni Carparelli
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