Vetralla – (sil.co.) – Dà una coltellata a un vecchio amico che gli sarebbe piombato in casa all’ora di cena per farsi pagare i cornetti ”Covid” forniti dal laboratorio di pasticceria della sorella durante il lockdown, ieri è stato condannato dal giudice Jacopo Rocchi a dieci mesi di reclusione, con sospensione condizionale della pena, nonostante la vittima abbia fatto di tutto per farlo assolvere, negando di essersi accorto di avere una ferita sanguinante alla spalla.
Viterbo – Polizia all’ospedale di Belcolle
Era l’11 giugno 2020 e la parte offesa, un 50enne di Vetralla, avrebbe preteso dall’imputato una somma di circa 80 euro per i cornetti forniti durante il lockdown dalla sorella ricevendo in cambio la coltellata.
“Dopo avere discusso animatamente, sono uscito e fermandomi al bar per comprare le sigarette ho incontrato un’amica che si è accorta che sanguinavo e ha voluto portarmi al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle, dove i sanitari hanno chiamato la polizia. Ma io nemmeno mi ero accorto”, ha spiegato, dicendo di voler rimettere la querela.
Il che non ha salvato l’imputato, un 46enne, dalla condanna a dieci mesi di reclusione. Anche perché, come ha spiegato un poliziotto della scientifica, il fendente era stato così violento da rompere il coltello da bistecca usato per colpire il rivale: “Nel corso della perquisizione a casa del sospettato, abbiamo trovato la lama insanguinata nel cestino della spazzatura e il manico su un mobile della cucina. Oltre agli occhiali da sole della vittima senza una lente”.
Difficile credere alla versione “non me ne sono neanche accorto” fornita in aula dalla parte offesa. Pure l’imputato l’ha buttata sul vago: “È piombato a casa mia approfittando di mia suocera che aveva aperto la porta per uscire, mentre ero a cena con mia moglie e i nostri tre figli, mangiando la bistecca. Lui ha dato una spinta a mia madre e ha fatto irruzione urlando, non so cosa sia successo, io ho saputo della coltellata quando hanno suonato i poliziotti per fare una perquisizione”.
L’accusa ha concluso riqualificando il reato da lesioni personali volontarie a lesioni personali colpose, chiedendo il non luogo a procedere. Il giudice ha condannato l’imputato a dieci mesi con sospensione della pena.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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