Arlena di Castro – (sil.co.) – Fa pipì sui sedili della corriera e si scaglia contro l’autista, passeggero “osceno” condannato. Ha rischiato un anno e sette mesi di carcere. Se l’è cavata con quattro mesi grazie alla “bontà” del conducente aggredito.
Un bus Cotral
Sorpreso a urinare sui sedili di un autobus di linea, si è scagliato contro il conducente. È stato condannato a quattro mesi di reclusione per resistenza a pubblico ufficiale, con sospensione condizionale della pena. Ma il passeggero “osceno” ha rischiato grosso, perché l’accusa aveva chiesto un anno e sette mesi di carcere. A salvarlo è stata la stessa vittima, ovvero l’autista Cotral, che non ha sporto denuncia nei suoi confronti per lesioni.
È successo a maggio 2020 su un bus Cotral ad Arlena di Castro.
Protagonista dell’episodio, avvenuto in piena pandemia Covid, un passeggero finito a processo mercoledì davanti al giudice Daniela Rispoli per lesioni e resistenza a pubblico ufficiale perché: “Mediante violenza consistita nello strappargli il telefono cellulare dalle mani, si opponeva al conducente, quindi incaricato di pubblico servizio, che trovandosi nell’esercizio delle sue funzioni, avendo redarguito l’imputato che stava orinando sui sedili dell’autobus, gli impediva di chiamare le forze dell’ordine dandosi alla fuga”.
L’imputato, un incensurato difeso dall’avvocato Angela Manzi, rifiutando di dare le proprie generalità all’autista che lo aveva ripreso per avere orinato a bordo, gli avrebbe strappato di mano il telefono con cui l’addetto stava chiamando le forze dell’ordine, procurandogli delle lesioni lievi, quindi si sarebbe dato alla fuga. Motivo per cui l’accusa ha chiesto la condanna a un anno e sette mesi per entrambi i reati.
Per stavolta gli è andata bene. Se l’è cavata con quattro mesi e la sospensione della pena. Pur sempre, però, una condanna penale. In sostanza per avere fatto pipì sui sedili della corriera.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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