Viterbo – (sil.co.) – Lasciato dalla moglie che per sfuggirgli si è rifugiata a casa della sorella, nell’hinterland capitolino, riesce a scovarla a Roma dove nel frattempo la donna ha trovato lavoro come colf nel quartiere di Monteverde.
Era il 16 gennaio 2020 quando la vittima ha chiamato terrorizzata i carabinieri. “Il mio ex mi ha rintracciata a Roma e mi sta minacciando di morte, appostato in macchina sotto il palazzo dove lavoro”, avrebbe detto nella sua disperata richiesta di aiuto ai carabinieri, che si sono precipitati sul posto.
La donna, supportata dai familiari, avrebbe fatto di tutto per non fargli sapere dove si era nascosta ma l’ex, nonostante la mancata collaborazione dei congiunti della ex, sarebbe riuscito a individuare il palazzo dove nel frattempo aveva trovato lavoro. “Scendi che ti ammazzo”, le avrebbe urlato, chiamandola a gran voce dalla strada.
L’uomo, a processo per stalking davanti al giudice Jacopo Rocchi, si era recato nella capitale dal centro in provincia di Viterbo, dove la coppia era residente, a bordo della sua Chevrolet Captiva di colore nero, per dare la caccia alla ex, dopo essere riuscito a rintracciarla al lavoro nonostante il nascondiglio sicuro a casa della congiunta.
Il processo è entrato nel vivo mercoledì con la testimonianza di uno dei carabinieri intervenuti sul posto: “Al nostro arrivo abbiamo trovato solo la donna che aveva chiesto soccorso, molto agitata e scossa. Ma lui non lo abbiamo trovato, era scappato poco prima”. A dicembre saranno sentiti ulteriori testimoni.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY