Viterbo – (sil.co.) – “Quando ho visto mio figlio violento come il padre, ho denunciato mio marito”.
A processo per maltrattamenti aggravati in famiglia davanti al collegio l’ex marito di una cinquantenne residente in un centro della provincia, che ieri ha raccontato in tribunale circa venti anni di tradimenti e presunte vessazioni.
I fatti contestati vanno dal 2012 al 2020, quando è scattata la denuncia, ma l’interrogatorio fiume della vittima ha abbracciato un arco temporale molto più ampio. Dal 2004, quando è cominciata la relazione, sfociata in matrimonio dopo appena un anno. Per l’accusa era presente in aula il sostituto procuratore Paola Conti.
“Mi picchiava in continuazione, anche davanti a nostro figlio, non lavorava, la casa me l’ha regalata mio padre, pagavamo tutto io e i miei genitori, era un donnaiolo che cambiava continuamente fidanzate, ho messo le telecamere in casa perchè temevo mi uccidesse, così ci sarebbero state le prove”, ha raccontato la parte offesa, che si è costituita parte civile.
L’episodio clou dopo la morte della ex suocera. “Appena morta mia madre , non so come, mi ha convinta a donargli la casa familiare, che era mia, e pochi mesi dopo l’ha messa in vendita”, ha proseguito la parte offesa.
Perché non lo ha denunciato e lasciato prima. “Ci ho provato ma lui, sapendo che il mio unico desiderio era avere una famiglia, mi ha convinta a rinunciare alla separazione giudiziale e anche a ritirare una querela pochi giorni prima dell’udienza preliminare. Una volta che si era messo al sicuro, ricominciava “, ha spiegato la cinquantenne.
Cosa l’ha convinta a chiudere: “Quando ho capito che mio figlio, ormai non più un bambino ma un adolescente, stava diventando violento come il padre. È successo quando ha rotto la maniglia di una porta. Ho rivisto tutte le sofferenze patite da mio figlio quando era piccolo e per non sentire il padre si chiudeva in camera coi gatti. E ho capito che, per il suo bene, era ora di dire basta”.
Si torna in aula a maggio.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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