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Tribunale - Testimoniano i tre figli della vittima, ieri è toccato al maschio minorenne all'epoca dei fatti - Ripreso dopo quasi due anni il processo al 63enne accusato di violenza sessuale, lesioni e stalking

“Non solo bombe e croci nere sotto casa della mamma, si è anche cosparso di benzina”

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Marta – (sil.co.) –  “Non solo bombe e croci nere sotto casa della mamma, si è anche cosparso di benzina minacciando di darsi fuoco”. È ripreso ieri con la testimonianza dei tre figli della vittima, dopo quasi due anni, il processo al “bombarolo” di Marta. L’ultima udienza testi risaliva al 21 dicembre 2022 quando è emerso che l’imputato, pochi giorni prima di essere arrestato, avrebbe sbeffeggiato la vittima, che lo aveva denunciato.


Carabinieri

Carabinieri


Imputato di violenza sessuale, lesioni e stalking un’imprenditore edile viterbese A.B., di 63 anni, finito agli arresti domiciliari col braccialetto il 16 maggio 2018 per avere piazzato degli ordigni esplosivi sorto casa della ex e avere imbrattato i muri della palazzina popolare di Marta dove vive la donna con croci e falli enormi disegnati con la vernice nera.

Parte civile una 48enne d’origine romena. L’imputato è difeso dall’avvocato Samuele De Santis. Titolare del fascicolo la pm Paola Conti.

Ieri sono stati sentiti dal collegio le due figlie di 23 e 24 anni e il figlio appena 18enne della vittima, che hanno confermato le accuse nei confronti dell’imputato.

“Era terrorizzata da lui, che era arrivato anche a seguirla incappucciato”, hanno detto. Tra i particolari inediti, la volta che il 63enne, mentre erano in campagna, “si è buttato la benzina addosso e dopo essersi inzuppato i vestiti, ha minacciato la mamma di darsi fuoco davanti a lei”. Una delle figlie ha confermato la violenza sessuale: “C’era mio fratello piccolo che dormiva nella stanza a fianco, è stata costretta a subire i suoi abusi per non svegliarlo”. 

Particolarmente toccante la testimonianza del ragazzo, che aveva soltanto 12 anni nel 2018, quando l’ex della madre posizionava ordigni sul balcone della casa, imbrattava i muri con la vernice nera, faceva incursioni e si appostava sotto il palazzo. 

“Mia madre mi chiedeva di dormire con lei per la paura che ci facesse del male. Una volta che ero solo in casa mi sono spaventato a morte. Ho sentito bussare, ma quando ho aperto non c’era nessuno. Allora ho chiamato i vicini che lo avevano visto aggirarsi sotto il palazzo e mi hanno ospitato a casa loro finché mia madre non è tornata dal lavoro”, ha raccontato il diciottenne. 

“Una notte, verso le 3, ci siamo svegliati di soprassalto sentendo un rumore di vetri infranti. Era lui che aveva rotto la portafinestra lanciandole contro una candela per auto. Un’altra volta, invece, aveva disegnato con la vernice spray tutte croci nere sotto le nostre finestre”, ha proseguito.

“Ha messo due bombe sul balcone. La prima, quella meno pericolosa, era un contenitore di plastica con dentro dei chiodi e polvere da sparo. La seconda, invece, ha richiesto l’intervento degli artificieri dei carabinieri da Roma. Io ero un bambino, un minore, ho avuto tanta paura”, ha ribadito il giovane testimone. 

L’avvocato De Santis, anticipando che il suo assistito non si sottoporrà a interrogatorio davanti ai giudici, ha ridotto la sua lista testi a uno solo. “Si tratta di un investigatore privato che potrà chiarire molti aspetti di questa vicenda”, ha sottolineato. Sarà sentito il 19 maggio, quindi discussione e sentenza.

Il legale ha anche chiesto di riascoltare in aula la parte offesa, interrogata in aula il 13 aprile 2021 davanti a un collegio in diversa composizione, ma la richiesta è stata rigettata, come le altre, dal presidente Francesco Oddi.

Si sono opposti alla richiesta la legale di parte civile e la pm Paola Conti, titolare del fascicolo, che due anni e mezzo fa chiese di far testimoniare la vittima con la protezione di un paravento per impedire contatti visivi tra la donna e l’imputato. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”

 


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30 ottobre, 2024

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