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Tribunale - L'imputata le avrebbe sottratto 3-4mila euro di media al mese per un totale di 185.500 euro

Anziana truffata da “crocerossina”, le avrebbe ripulito il conto facendosi nominare erede universale

di Silvana Cortignani
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Virna Faccenda

Virna Faccenda

Viterbo – È ripreso mercoledì davanti al giudice Jacopo Rocchi il processo alla “crocerossina” accusata di avere truffato decine di migliaia di euro a una vecchietta novantenne residente nell’immediata periferia del capoluogo, facendosi anche nominare erede universale nel testamento.

L’anziana l’ha denunciata a gennaio 2020, quando la donna si sarebbe volatilizzata e lei ha chiesto aiuto ai servizi sociali perché non sapeva come mettersi il collirio. Imputata una 77enne le cui trame avrebbero fatto rischiare alla vittima di perdere perfino la casa. La novantenne è parte civile con l’avvocato Virna Faccenda. 

I fatti vanno dal 2015 a gennaio 2020, quando la vittima ha allertato i servizi sociali del comune di Viterbo, che hanno rintracciato i familiari dell’anziana, facendo scoprire anni di presunte ruberie, al ritmo di tre-quattromila euro di media al mese per un totale di 185.500 euro, 46mila dei quali prelevati in contanti dall’imputata, che avrebbe anche riscattato una polizza vita da 150mila euro e due buoni fruttiferi da 100mila e 50mila euro, oltre a disporre un bonifico di seimila euro al marito.

“È stata lei a volermi nominare erede a tutti i costi, perché diceva che ero come una figlia”, si è difesa la 77enne interrogata in aula lo scorso 3 luglio. “Io sono una crocerossina”, si è appellata più volte l’imputata in aula, dicendo di avere conosciuto l’anziana dal fornaio scoprendo che era “sola da anni” e di esserla poi andata a trovare, visto che erano vicine di casa, negando di essersi spacciata per infermiera e dicendosi volontaria del soccorso.

Difesa dall’avvocato Cinzia Luperto, la donna ha negato di avere mai somministrato “goccette” di benzodiazepine e affini alla vecchietta, il cosiddetto “trittico”, nonostante la nipote e l’assistente sociale abbiano trovato le confezioni in cucina.

Mercoledì in tribunale sono stati sentiti due testimoni della difesa, un cardiologo che le avrebbe prescritto un piano terapeutico ma non ricordava la paziente e una signora che l’avrebbe aiutata in casa per qualche giorno in sostituzione dell’imputata. La donna ha confermato le abitudini di vita parche della novantenne, che le faceva comprare cose tipo pane e prosciutto, restituendole subito i soldi della spesa.

Si torna in aula ad anno nuovo, per sentire gli ultimi testimoni della difesa e la discussione. 

Silvana Cortignani


Articoli: Accusata di aver truffato una novantenne si difende: “È stata lei a volermi nominare erede a tutti i costi” – Novantenne “spennata” da infermiera volontaria, la nipote: “Si è fatta nominare erede, stordendo la zia con le goccette” – “Le nipoti? Che ci fai con le nipoti? Ci penso io”, volontaria accusata di truffa da una novantenne


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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2 novembre, 2024

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