![]() Elena Caporossi |
Riceviamo e pubblichiamo – Leggendo su Tusciaweb l’intervista al sindaco Michelini in cui gli si chiede quando verrà, e se verrà, istituito il registro delle coppie di fatto a Viterbo, mi sono chiesta quale connessione ci fosse tra dare un segno di rispetto e di civiltà alle coppie omosessuali, e il problema della disoccupazione. Un tema questo sicuramente molto importante da affrontare, anche se mi rendo conto che nel mondo della politica il problema lavoro è molto inflazionato. Come per dire: prima si deve risolvere la crisi economica e se poi abbiamo tempo, magari, si può pensare alle coppie di fatto.
La prima domanda che mi viene da fare è: cosa un registro delle coppie di fatto toglie ai disoccupati o a quelle famiglie che non hanno uno stipendio e che hanno a carico un diversamente abile?
Sinceramente ci penso da un po’ e non capisco cosa potremmo togliere io e la mia compagna una volta registrate in comune a queste persone.
Quello che mi sembra chiaro è che in politica una cosa debba escludere l’altra. In particolare se il tema sconvolge così tanto alcune persone.
Ho sempre creduto in questi anni, forse stupidamente, che il ruolo del primo cittadino non solo rappresenti la popolazione, ma anche un’etica di comportamento. E in particolare debba anche indirizzare ed educare la cittadinanza al rispetto.
Credo che il sindaco abbia il dovere di aprire una porta alle relazioni omo-affettive. Nel momento in cui verranno riconosciute dall’amministrazione sarà il primo passo verso il rispetto e la condivisione.
In qualità di lesbica viterbese vorrei essere contemplata e rispettata non solo come donna residente in questo comune, ma anche come donna che ama la sua compagna.
Elena Caporossi
Arci Cultura Lesbica
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