Viterbo – (sil.co.) – Rischia fino a due anni di carcere una psichiatra forense, finita a processo davanti al collegio per non avere consegnato nei termini previsti, con la continua presentazione di certificati medici nell’arco di dieci mesi, la perizia che le era stata affidata dal tribunale nell’ambito di un delicato processo.
La professionista ha presentato una serie di istanze di proroga, tutte giustificate con motivi di salute.
La professionista, medico della Asl impiegato presso l’ospedale di Belcolle e in carcere, aveva ricevuto l’incarico il 2 febbraio 2021, chiedendo 60 giorni per il deposito della relazione, che avrebbe dovuto illustrare in aula il successivo 7 aprile.
Niente di fatto fino al successivo mese di novembre, periodo caratterizzato da una serie di istanze di proroga, la prima delle quali giustificata con allegato un referto del pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle, in cui si parla di “contusioni multiple da riferita aggressione”, mentre le successive allegano certificati in cui si parla di generici problemi di salute.
In aula è stato sentito anche un ex luogotenente della guardia di finanza, che non avrebbe però effettuato accertamenti sui luoghi di lavoro dell’imputata per capire cosa sia successo in quell’ambito in quei mesi.
Il medico di base dell’imputata ha invece riferito di avere visitato molte volte la collega, specialmente durante la pandemia, avendo la paziente avuto diversi problemi di salute dovuti al Covid, da quale sarebbe stata contagiata in forma particolarmente severa. Ha confermato la “riferita aggressione”, invece, il dottore del pronto soccorso cui l’imputata si era rivolta a ridosso della prima istanza di proroga. Ma null’altro è emerso al riguardo. ad esempio se sia avvenuta in ambito professionale oppure in un contesto privato.
Il reato di cui è imputata, ovvero il 328 comma 1 del codice penale, è quello previsto a carico del “pubblico ufficiale o incaricato di un pubblico servizio, che indebitamente rifiuta un atto del suo ufficio che, per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o di igiene e sanità, deve essere compiuto senza ritardo” ed è punito con la reclusione da sei mesi a due anni.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY