Capodimonte – (sil.co.) – Quarantenne italiano a processo per droga nell’ambito di un’indagine dei carabinieri della stazione di Capodimonte.
Indagine che tra il 2020 e il 2022 ha sgominato un presunto giro di spaccio a giovanissimi assuntori del comprensorio del lago di Bolsena, cui l’imputato avrebbe ceduto hashish e marijuana usando come “gancio” una ventenne con cui avrebbe avuto all’epoca una relazione sentimentale.
L’uomo, difeso dall’avvocato Roberto Fava, è comparso ieri davanti al giudice Jacopo Rocchi, che prima dell’esame dell’imputato ha voluto ascoltare uno dei militari che hanno condotto le indagini e cinque presunti clienti della coppia i quali, come capita spesso coi giovanissimi assuntori, si sono dimostrati di memoria corta, nonostante quanto dichiarato a suo tempo in caserma davanti ai carabinieri.
Uno dei testimoni ha detto di ricordare che in un’occasione il quarantenne era presente, ma che la droga gliela aveva data la ragazza e che l’aveva chiesta a lei tramite messaggio Whatsapp. Idem un altro. Tutti attorno ai venti anni all’epoca dei fatti, che avrebbero ordinato via chat hashish o marijuana, a seconda della disponibilità, contattando l’allora fidanzata dell’imputato. Uno ha ammesso che, nell’agosto 2020, dopo che lei e lui si erano lasciati, si era rivolto direttamente al quarantenne per la droga.
Il quarantenne. ammettendo la relazione (“nonostante la grande differenza di età”) ha negato qualunque coinvolgimento nel presunto giro di spaccio. “Stavamo insieme, andavamo in giro insieme, stavo con lei, ma non so cosa facesse lei, io non ho mai visto niente, non so niente”, ha detto. E quando lo stesso giudice lo ha incalzato, chiedendogli perché almeno uno dei testi abbia fatto delle ammissioni ben precise, si è detto sorpreso: “Non so perché, tra noi nessun motivo di conflitto, siamo solo dei compaesani”.
Su richiesta della difesa, discussione e sentenza sono stati rinviati alla prossima primavera.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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