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Tribunale - Al via l'incidente probatorio - Perizia psichiatrica per stabilire l'attendibilità della parte offesa

Stupro in carcere, la presunta vittima di altri tre detenuti: “Ho paura di morire”

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Viterbo - Il carcere di Mammagialla

Viterbo – Il carcere di Mammagialla

Viterbo – (sil.co.) – Stupro in carcere, il detenuto 36enne presunta vittima di tre compagni a Mammagialla: “Non parlo perché ho paura di morire”. 

Prima avrebbe negato la violenza sessuale e mezzo ammesso la minaccia, quindi avrebbe spiegato al giudice di temere per la sua vita. Adesso spetterà alla psicologa Emanuela Canepari, nominata dal tribunale, stabilire l’attendibilità del teste.

Si tratta dell’italiano di 36 anni, attualmente ricoverato presso una comunità per il recupero di tossicodipendenti in provincia di Viterbo, che ha denunciato di essere stato abusato da altri tre detenuti, tra gennaio e aprile dell’anno scorso, mentre era recluso nel carcere “Nicandro Izzo” sulla Teverina. 

Ieri è comparso davanti al gip Fiorella Scarpato. che lo ha sentito a porte chiuse, dopo l’accoglimento da parte del tribunale della richiesta di incidente probatorio del pm Flavio Serracchiani, per cristallizzare la versione della presunta vittima. La parte offesa, ascoltata nella forma dell’audizione protetta, onde evitare contatti visivi che potessero inficiare la genuinità della deposizione, avrebbe per l’appunto detto di temere per la sua vita, ammettendo solo in parte i presunti abusi subiti in carcere.

Il 36enne è assistito di fiducia dall’avvocato Angelo Morreale del foro di Milano. Indagati per violenza sessuale e minacce aggravate in concorso un detenuto 23enne senza fissa dimora originario dell’Egitto e due detenuti romani, un 28enne originario del Marocco e un coetaneo originario della Romania. Tutti difesi dall’avvocato Samuele De Santis e tutti trasferiti nel frattempo in altri istituti di pena.

Secondo quanto emerso, gli abusi sarebbero stati perpetrati tra il 23 e il 26 gennaio 2023, quando il gruppetto di detenuti gli avrebbe messo in bocca un calzino per impedirgli di chiedere aiuto e lo avrebbe costretto a subire ripetuti atti sessuali, in particolare penetrazioni anali.

Successivamente, tra la fine di marzo e l’inizio di aprile dell’anno scorso, il 36enne sarebbe stato minacciato in più occasioni dai componenti del terzetto, che gli avrebbero puntato alla gola un oggetto rudimentale affilato e gli avrebbero bloccato il collo con un panno in modo da non lasciargli via d’uscita.

L’incidente probatorio riprenderà fra due mesi per sentire la dottoressa Canepari, che si è presa sessanta giorni di tempo per depositare la perizia psichiatrica sulla parte offesa, persona fragile, con problemi di stabilità mentale, invalido al cento per cento, tossicodipendente e con istinti autolesionistici e suicidiari.


Articoli: Stupro a Mammagialla, davanti al gip il detenuto che accusa di violenza sessuale tre compagni – Stupro di gruppo a Mammagialla, detenuto denuncia: “Io vittima del branco”


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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10 dicembre, 2024

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