– Fiore del cielo saluta e se ne va.
Con un ultimo trionfale trasporto, la Macchina di santa Rosa ideata dall’architetto Arturo Vittori ha superato il quinto anno, appassionando, facendo discutere e con un merito indiscutibile: avere rappresentato un punto di rottura con il passato. Tradizione e innovazione.
Questo è stato Fiore del cielo, frutto di una “contaminazione” di culture, un progetto il cui cuore batte a Viterbo, ma dal respiro internazionale.
“Ricordo ancora la notte in cui mi hanno telefonato dall’Italia, era febbraio del 2009 – ricorda Arturo Vittori – mi ero trasferito a Chicago, insegnavo all’Illinois institute of technology.
Avevo iniziato un corso e con venti studenti lavoravamo a un progetto di una smart house, una casa minima che non consuma energia, ma ne produce”.
Una chiamata alle 3,30 di notte, di quelle destinate a lasciare il segno. “Molte cose sono cambiate – ricorda Vittori – ho preso un aereo e sono venuto in Italia per la presentazione e al rientro a Chicago ho proposto ai miei studenti di collaborare, come spesso si fa, a un progetto speciale.
Il corso è stato diviso in due: metà ha continuato con la smart house e la rimanente parte si è dedicata a Fiore del cielo.
Il progetto era già stato impostato, ma la struttura andava disegnata nel dettaglio, con una elevata complessità, determinata dal dover costruire strutture con quella geometria, che rimanessero nel peso prestabilito. Occorreva trovare la soluzione più razionale ed economica.
Un lavoro che ha appassionato molto gli studenti”.
Si lavora a Chicago e non solo: “Nel frattempo Andreas Voegler nel suo studio a Monaco portava avanti in parallelo il progetto, insieme ai collaboratori in Italia. Un lavoro internazionale”.
Con qualche rinuncia da parte di Vittori, che si era trasferito in pianta stabile a Chicago: “A fine corso ho lasciato gli Usa e sono rientrato in Italia, unico modo per farcela, visti i tempi ristretti”.
Un gruppo di studenti a Chicago ha continuato a lavorare su Fiore del cielo. “Tre mesi prima del trasporto sono venuti a Bomarzo, seguiti da altri dieci la sera del primo trasporto.
Quest’anno due in particolare sono tornati con le loro famiglie per assistere all’ultimo passaggio. Fiore del cielo ha destato interesse e curiosità negli Stati uniti, il progetto è stato esposto con grande successo, anche al centro di cultura italiana di Chicago”.
Mettendo in contatto culture diverse. “E’ stata una contaminazione, un’interazione con altre culture e paesi, un aspetto che nei primi anni è stato malvisto”.
Il ciclo di Fiore del cielo si conclude. Un bilancio di questi cinque anni? “L’ultimo trasporto è molto vicino per avere una visione distaccata, sono ancora troppo emozionato e frastornato.
Di sicuro è stata un’esperienza unica, interessante sotto l’aspetto professionale e ancora di più sotto quello umano.
Un evento che mette insieme la passione dell’uomo, la fede e dove l’immaginazione gioca un ruolo fondamentale.
Ho amici arrivati da Germania e Francia per assistere al trasporto, mi hanno detto che mai loro potrebbero organizzare un simile appuntamento. E’ troppo fuori dagli schemi. Ti cattura e ti prende.
Parte del fascino è proprio determinato da questo, è un’esperienza incredibile di gente che lavora con passione e fede”.
L’ultimo anno è stato da incorniciare. “E’ stato un crescendo, con i primi due anni difficili, il terzo un po’ meglio e un finale in cui ho sentito giudizi positivi.
Non mi riferisco a quelli sulla Macchina. Può piacere o meno, ma ho sentito come se questa creatura a fine percorso sia stata inglobata nella cultura viterbese, sia stata recepita e abbracciata dalla città, che poi è quello che abbiamo sempre voluto.
A noi interessava segnare un punto di rottura con il passato, sperimentare qualcosa al passo coi tempi e le tecnologie, in cui il moderno si integrasse con tutto il resto.
Solo così la tradizione si mantiene nel tempo”.
Da contratto questo era l’ultimo trasporto di Fiore del cielo. Se ce ne dovesse essere un sesto? “La Macchina è pronta, si è mantenuta benissimo.
Il problema lo vedo solo nel ripetere. L’elemento determinante è l’evoluzione, l’intenzione di apportare modifiche. E’ naturale per un progetto della Macchina di santa Rosa.
Ogni anno deve attirare e stimolare curiosità. Uno spettacolo di meraviglie, da presentare sempre nuovo per ammirare santa Rosa”.
Giuseppe Ferlicca
Santa Rosa 2013 – Multimediale
Video – Trasporto macchina di Santa Rosa 2013: Il trasporto trionfale della macchina Fiore del cielo – Il “Sollevate e fermi!” a San Sisto e la salita di Santa Rosa – Il Sollevate e fermi! a San Sisto – Da Fontana grande a piazza delle Erbe – Da piazza delle erbe al Santuario – Grasso e Letta a palazzo dei Priori – Facchini – Il giro delle sette chiese
Fotogallery: Cento fantastiche foto della Macchina e dei facchini – Fiore del cielo in tutto il suo splendore – Tip tap a piazza delle Erbe – E’ il giorno della fiera – La messa solenne nella basilica di santa Rosa – Uno straordinario trasporto – Grasso nel monastero delle Clarisse – Gli ospiti di Palazzo dei Priori di Stefania Moretti – I facchini in ritiro – Il trasporto visto da Andrea Di Giampasquale – Il trasporto visto da Francesca Buzzi – Il trasporto visto da Paola Pierdomenico
Giro delle sette chiese: fotocronaca 1 – fotocronaca 2
Corteo storico: video *gallery 1* gallery 2
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