Viterbo – Processo lampo per un immigrato 57enne d’origine cingalese residente nel capoluogo e sottoposto dallo scorso 30 settembre alla misura dell’allontanamento dalla casa familiare col braccialetto elettronico. La goccia è stata lo scorso 22 agosto, quando ha cacciato di casa la moglie, una connazionale, minacciandola di darle fuoco e di uccidere lei, il fratello e anche la sua migliore amica, che l’avrebbe più volte difesa.
Tribunale – Carabinieri
Ieri l’uomo è comparso davanti al collegio del tribunale di Viterbo dopo che la gip Rita Cialoni ha accolto la richiesta di giudizio immediato per maltrattamenti pluriaggravati in famiglia avanzata lo scorso 15 ottobre dalla pm Aurora Mariotti. La donna, nel frattempo, è stata sentita più volte dai carabinieri tra settembre e ottobre.
Al 57enne vengono contestate condotte protratte nell’arco di 25 anni. A partire dal 1999. Una escalation di violenza. Nel 2023 avrebbe sferrato un pugno al volto della moglie, arrabbiato solo perché lei stava riposando, fermato dai figli mentre tentava di proseguire la scenata infilzandola con una forchetta. Motivo per cui gli viene contestata l’aggravante dell’utilizzo di una “arma”.
Come detto le prime vessazioni risalirebbero al 1999, quando avrebbe picchiato la moglie, a mani nude e con la cintura, mentre era incinta del primo figlio. Già all’epoca, l’avrebbe terrorizzata in mille modi, arrivando a versarle sulla testa il contenuto della pentola, se la cena non era di suo gradimento. E ancora: l’avrebbe costretta a stare nuda al freddo in giardino e l’avrebbe obbligata ad andare a lavorare come domestica nonostante fosse al settimo mese di gravidanza.
Motivi per cui gli viene contestata l’ulteriore aggravante di avere posto in essere la condotta ai danni di una donna in stato interessante.
L’uomo, difeso dall’avvocato Luigi Mancini, dovrà ora vedersela in tribunale con la ex, che ieri si è costituita parte civile con l’avvocato Isabella Rocchetti al processo che entrerà nel vivo il prossimo 13 maggio proprio con l’interrogatorio della parte offesa. L’imputato, nel frattempo, ha presentato una sua lista di testimoni, che nonostante la gravità delle accuse sarebbero pronti a deporre a suo favore.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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