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Tribunale - Condannata a due mesi di reclusione per abuso dei mezzi di correzione la titolare di una struttura privata del capoluogo - Avrebbe costretto la piccola a stare seduta sulla "sedia del pensiero"

Bimba di due anni e mezzo maltrattata al nido, maestra d’asilo dovrà risarcire i genitori

di Silvana Cortignani
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Viterbo – Bimba di due anni e mezzo maltrattata al nido, maestra d’asilo condannata per abuso dei mezzi di correzione. Avrebbe costretto la piccola vittima, che ancora non parlava, a stare seduta da sola su una sedia, la cosiddetta “sedia del pensiero”, quando secondo il suo punto di vista non si sarebbe comportata bene. Accusa confermata dalle altre operatrici.

Il processo alla maestra dell’asilo nido si è chiuso ieri davanti al giudice Giovanna Camillo con una condanna mite, a due mesi di reclusione contro i sei chiesti dall’accusa, con sospensione della pena e non menzione.

Imputata una educatrice e psicologa, titolare di una struttura privata del capoluogo, difesa dall’avvocato Marco Valerio Mazzatosta, che sette anni fa è stata denunciata dai genitori di una piccola con delle fragilità certificate nel 2017 all’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma.

La bambina, che all’epoca dei fatti aveva due anni e mezzo, avrebbe dovuto essere accudita secondo un progetto specifico e invece sarebbe stata sottoposta a metodi considerati dalla famiglia poco ortodossi per imporle la disciplina.

L’operatrice, che nel frattempo si è trasferita all’estero, è finita processo ed è stata condannata per il reato di abuso dei mezzi di correzione, nello specifico l’utilizzo con la bambina della cosiddetta “sedia del pensiero”.


L'avvocato Luca Mecarini

L’avvocato Luca Mecarini


Si tratta di un metodo educativo ancora usato in molte scuole dell’infanzia, che consiste nel far sedere un bambino da solo, su una sedia, in uno spazio più o meno lontano dalle altre persone (angolo, stanzetta) affinché “rifletta” su quello che ha fatto (ovviamente di male, dal punto di vista adulto).

Peccato che la minore al centro del processo ne abbia sofferto al punto di subirne effetti sulla patologia di cui soffre. Ai genitori, che si sono costituiti parte civile con l’avvocato Luca Mecarini anche per la minore, non a caso è stata riconosciuta una provvisionale immediatamente esecutiva di duemila euro ciascuno e il diritto a un risarcimento dei danni da quantificare in sede civile.


Marco Valerio Mazzatosta

L’avvocato Marco Valerio Mazzatosta


La difesa ha sottolineato come la stessa procura abbia chiesto l’archiviazione del caso, poi riaperto dal gip Savina Poli in seguito all’opposizione della famiglia.

Secondo l’avvocato Mazzatosta la maestra sarebbe stata in buona fede, inconsapevole che la sedia del pensiero potesse rappresentare un abuso: “Era convinta di agire per il bene della piccola, per lei era un metodo corretto, semmai possiamo discutere se nel caso specifico fosse opportuno, ma da qui a parlare di abuso dei mezzi di correzione ce ne corre “, ha detto il legale.

L’avvocato di parte civile Mecarini, chiedendo la condanna e il risarcimento dei danni, ha sottolineato come non si trattasse solo della sedia del pensiero, che comunque secondo il legale non sarebbe idonea a bambini così piccoli, ma la maestra perpetrasse anche altri abusi.

“Usava anche altre condotte coercitive, che hanno prodotto nella piccina una regressione. Per farla mangiare, ad esempio, se la metteva sulle gambe, con un mano teneva il cellulare per distrarla e con l’altra la imboccava. Oppure, invece di farle fare attività, la metteva davanti al pc”.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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17 gennaio, 2025

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