Viterbo – (sil.co.) – Cade nella truffa del Bimby fantasma, acquista a un prezzo superconveniente il costosissimo robot da cucina ma dell’elettrodomestico dei suoi sogni nessuna traccia.
È il motivo per cui una 36enne romagnola di Ravenna, vittima di una solenne fregatura i primi di agosto del 2018, ha denunciato ai carabinieri una viterbese di 58 anni, che aveva postato su Facebook l’annuncio dell’affare tarocco.
L’accusa ha chiesto una pena di 4 mesi di reclusione e 300 euro di multa per truffa. La difesa ha provato a buttarla sul pacco smarrito chissà dove. Il giudice ha creduto al “pacco” e ha condannato la 58enne di Viterbo a 6 mesi di reclusione in primo grado, con pena sospesa e non menzione.
“Un Bimby, che nuovo costa oltre mille euro, a un prezzo di 400 euro. Non ho resistito alla tentazione, anche perché la signora al telefono si è rivelata credibilissima, mi ha inviato il suo codice fiscale, la foto della fattura di acquisto del Bimby, intestata a suo dire al marito, e chiesto di pagare tramite bonifico bancario”, ha spiegato la vittima al giudice Jacopo Rocchi il 22 gennaio, giorno del processo.
L’imputata del capoluogo avrebbe dovuto spedire il “cuoco elettrico” a una zia della parte offesa residente sul litorale della Tuscia. “Non essendo arrivato nulla, mi ha detto che c’era stato un problema con Poste italiane. Al che sono andata presso un ufficio postale di Ravenna, dove ho saputo che non era vero. Quando le ho chiesto il numero di spedizione è sparita e io sono andata dai carabinieri”, ha spiegato la 36enne che, pur non essendosi costituita parte civile per i danni, è venuta apposta dall’Emilia Romagna a Viterbo per chiedere la condanna dell’imputata.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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