Viterbo – Spaccio in carcere, assolti tre detenuti “inchiodati” dalle telecamere. Nove anni fa, furono spiati per tre mesi da carabinieri e polizia penitenziaria. Senza prove secondo le difese. L’accusa aveva chiesto un’assoluzione e otto mesi di reclusione ciascuno per gli altri due imputati.
Il carcere di Mammagialla
Sono stati tutti assolti con formula piena tre detenuti accusati di cedere stupefacenti all’interno della casa circondariale di Viterbo.
Era febbraio del 2016 quando all’interno del Nicandro Izzo vennero sequestrati i primi 100 e 300 grammi di hashish e 20 pastiche di subutex, per cui finirono indagati per spaccio aggravato in concorso diversi detenuti e con loro anche un agente della polizia penitenziaria.
Ieri il pubblico ministero Michele Adragna ha chiesto una condanna a otto mesi e 800 euro di multa ciascuno per due degli imputati, un 43enne di Roma e un tunisino 49enne, e l’assoluzione per il 57enne pugliese che con la sua denuncia, nel 2016, aveva fatto scattare le indagini.
Il collegio presieduto dal giudice Daniela Rispoli, sentite le difese secondo cui non sono emerse prove sufficienti, li ha assolti tutti con la formula più ampia, perché il fatto non sussiste. Erano stati rinviati a giudizio a novembre 2020 dal gup Rita Cialoni.
Il pugliese, al solo scopo di farsi trasferire altrove, confidò agli inquirenti di avere acquistato una decina di volte droga, accusando di connivenza anche il personale della polizia penitenziaria.
Dalle sue rivelazioni sono scaturiti tre filoni d’indagine, uno dei quali sfociato nel processo allo stesso “informatore” e ai due pusher, spiati da carabinieri e penitenziari attraverso il circuito di videosorveglianza interno e anche col supporto di una videocamera portatile, usata per incastrare i sospetti nella aree non coperte del carcere, senza farsi scoprire a loro volta.
Una sorta di film a episodi. Sette in tutto quelli andati in onda in aula su maxischermo il 9 febbraio 2022 davanti al collegio, su richiesta della pm Paola Conti. Commentati in diretta dal maresciallo Angelo Jesus Ciardiello, del nucleo investigativo del comando provinciale carabinieri di Viterbo.
Le riprese risalgono ai mesi di maggio, giugno, luglio 2016, quando secondo l’accusa due detenuti, impiegati come “spesini”, approfittando della disponibilità del magazzino e dei locali adiacenti, dove non erano presenti agenti, nascondevano e confezionavano lo stupefacente, ricavando involucri dalle punte della dita di guanti in lattice, da consegnare poi ai detenuti assieme alla merce ordinata. Le “prenotazioni” sarebbero avvenute tramite pizzini.
Data topica per le indagini quella del 4 luglio 2016 quando i penitenziari, allertati dai carabinieri, fingendo a loro volta un controllo di routine, per non tradire gli accertamenti tecnici in corso, hanno messo a segno un blitz, perquisendo il romano all’uscita dal bagno e trovandogli dello stupefacente addosso e altro nascosto in un termosifone, come visto in tempo reale dai militari che stavano sorvegliando cosa facesse al gabinetto.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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