Viterbo – (sil.co.) – Confermato dalla cassazione il no alla richiesta di permesso premio del boss della camorra Oscar Pecorelli.
Dal 2010 è in carcere, dove a fine gennaio è stato raggiunto da una ulteriore misura di custodia cautelare con l’accusa di continuare a guidare il clan da dietro le sbarre.
Pecorelli, oggi 46enne, tra il 2021 e il 2022, si vide trattenere dal magistrato di sorveglianza di Viterbo – come si legge nelle motivazioni della sentenza della suprema corte, pubblicate il 12 febbraio -“missive con cui aggiornava il destinatario dell’attuale assetto organizzativo del clan Lo Russo”, presso il carcere Nicandro Izzo in località Mammagialla,
Gli ermellini, nello specifico, hanno bocciato il ricorso contro l’ordinanza con cui, lo scorso 1 ottobre, il tribunale di sorveglianza di Milano ha respinto il reclamo di Pecorelli avverso l’ordinanza con cui il magistrato di sorveglianza di Milano, dove sta scontando l’ergastolo per gravi fatti di sangue nel carcere di Opera, aveva a sua volta rigettato la domanda di concessione di un permesso premio.
La difesa ha insistito su un presunto smantellamento del clan Lo Russo, sulla collaborazione processuale di Pecorelli in vari procedimenti nonché sulla manifestazione di dissociazione dall’associazione di riferimento resa con missive alla procura antimafia e nel corso di un recente processo. Evidenziando la partecipazione del detenuto alle attività trattamentali e in particolare ad una serie di corsi scolastici, nonché le dichiarazioni di perdono nei confronti dei familiari delle vittime rese nei processi a suo carico.
Nelle motivazioni della cassazione viene sottolineato come, secondo le conclusioni del magistrato e del tribunale di sorveglianza, sia attualmente operativo il clan Lo Russo, che, “da quanto evidenziato dalla nota della Dda, sulla base di una serie di recenti sentenze di condanna, non risulta smantellato, ma confluito nell’Alleanza di Secondigliano”.
Viene inoltre sottolineato, con particolare riguardo alla posizione di Oscar Pecorelli, come la Dda abbia ricordato “il ruolo di dirigente e organizzatore dell’associazione mafiosa e altresì di partecipe al gruppo di fuoco, rivestito dallo stesso, il quale commetteva molti omicidi anche nell’interesse del clan Amato-Pagano, alla luce della mutua assistenza esistente tra lo stesso e il clan Lo Russo”, attualmente operativo nei comuni di Melito e Mugnano di Napoli e nei quartieri di Secondigliano e Scampia.
Non ultimo, “la tendenza alla prevaricazione e all’insubordinazione del condannato pone seri interrogativi sulle manifestazioni esteriori che tendono ad accreditarne la piena adesione al trattamento e la già avvenuta conversione ai valori della legalità”.
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