Viterbo – “Mi terrorizzava dicendo che mi avrebbe fatto fare una fine peggiore della donna albanese massacrata a coltellate da un connazionale a Sutri”. Lo ha denunciato quando, scagliandosi contro la moglie e i due figli con un coltello, ha detto al maggiore: “Fai sesso con tua madre”.
Carabinieri e 118 – Immagine di repertorio
Ha evocato uno dei più sanguinosi femminicidi commessi nella Tuscia, l’11 novembre 2014. Lo ha fatto ieri in tribunale una 43enne, anche lei albanese, che la sera del 18 dicembre 2022 ha chiamato i carabinieri dopo che il marito, un connazionale, aveva minacciato lei e i due figli, il più piccolo ancora minorenne, con un coltello da pane lungo 28 centimetri con lama di 15 centimetri.
“La cosa che mi ha fatto più male, quella sera, è stato sentire dire da mio marito al maggiore dei nostri figlio ‘fai sesso con tua madre, te la fai con tua madre‘”, ha spiegato la vittima ai giudici del collegio presieduto da Francesco Oddi.
“E non era la prima volta – ha proseguito la parte offesa – lo aveva già detto un mese prima, sempre davanti ai nostri figli, con i quali sono anche stata costretta a dormire in macchina una volta che lui mi ha cacciata di casa, gettando per strada i miei vestiti”.
La coppia sarebbe stata insieme 23 anni, gli ultimi 3-4 dei quali sarebbero stati per i familiari un inferno. L’imputato, a detta della parte offesa, sarebbe sempre stato geloso, possessivo, un marito e padre padrone, che negli ultimi anni di matrimonio non avrebbe perso occasione per darle della puttana, percuoterla e minacciarla di morte. “Quando mi ha detto che mi avrebbe fatto fare una fine peggiore della donna albanese uccisa a coltellate Sutri, ho avuto veramente paura”, ha detto la donna, citando come avrebbe fatto lui uno dei più efferati omicidi mai avvenuti nel Viterbese. .
La sera del 18 dicembre di tre anni fa, la 43enne fu portata dal 118 in ambulanza al pronto soccorso del Santa Rosa, a Belcolle, dove rimase ricoverata in ospedale tre giorni.
L’imputato è difeso dall’avvocato Maria D’Andrea del foro di Roma, la ex e i figli dall’avvocato Andrea Marinelli del foro di Viterbo. Il processo riprenderà in autunno.
Femminicidio di Sutri – Nel riquadro Agaj Asilan
Femminicidio di Sutri, l’assassino aveva già ucciso
Era il pomeriggio dell’11 novembre 2014 quando Agaj Asilan, 54 anni, ha massacrato a coltellate la connazionale Brunilda Hoxha, 31 anni, madre di tre figli, con cui viveva da poche settimane. Sarebbero state una ventina i colpi sferrati alla vittima, tra cui quello mortale che ha reciso la carotide.
Reo confesso, dopo il delitto ha tentato di togliersi la vita tagliandosi le vene e ingerendo varechina, poi rifiutando il cibo in carcere, fino a perdere 25 chili.
Non era la prima volta: tredici anni prima, nel 2001, a Palestrina, aveva trucidato a picconate la moglie con cui era sposato da 20 anni.
Esattamente un anno dopo il femminicidio di Sutri, il 7 novembre 2015, trasferito da Mammagialla al Marassi di Genova a causa della sua instabilità psichica, si è tolto la vita in cella, nel carcere ligure, con un cappio al collo, usando l’elastico di una tuta.
Tra i due delitti, l’assassino ha trascorso 9 anni in carcere, gli ultimi a Mammagialla, da dove era uscito nel 2012, rimanendo nel Viterbese.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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