Riceviamo e pubblichiamo – Ho letto con attenzione cosa ha scritto il signor Elpidio Micci circa l’iniziativa di PuliAmo Viterbo del vicesindaco Luisa Ciambella.
Mi hanno particolarmente “attirato” le ultime parole che ha scritto il consigliere comunale: “…con Puli Amo, che lei ha saputo organizzare con successo, rischia di trasformarsi veramente in un’inutile vetrina politica, oltre a innescare un meccanismo malsano per cui il cittadino deve pagare un servizio che svolge da sé…”
Sorrido.
Volevo ricordare che due anni e mezzo fa fu fatta una cosa analoga, molto più in piccolo, organizzata sulla base di una mia lettera al giornale, alla quale parteciparono dei suoi colleghi di partito con molto piacere e con un decoroso ritorno in immagine.
Suscitai, da comune cittadino, particolare attenzione in quella primavera del 2011, anche grazie all’attenzione rivoltami dalla testata Tusciaweb. Lo scopo primario era quello di sensibilizzare ed evidenziare delle carenze in termini di civiltà che già all’epoca erano evidenti e alcune lacune che non riguardavano Viterbo Ambiente ma l’allora Cev.
In due anni e mezzo, mi par di capire che nulla è cambiato anzi, l’unica cosa che è stata modificata è il nome della società di gestione della pulizia cittadina. I risultati sono esattamente gli stessi.
Ricordo come fosse oggi che ci fu un fiume di parole scritte, buone intenzioni, aderirono con articoli persone molto in vista e che poi scomparvero al dunque, ci furono adesioni volontarie e altre spontanee, insomma smossi molte menti con il pensiero semplice del cittadino del terzo piano.
Venne il sindaco in persona, che si dimostrò persona amabilissima, più Marcosano e Arena della maggioranza (ricordo solo questi al momento). Fu una bella giornata, rovinata dalla pioggia improvvisa del mattino che spiazzò alcuni partecipanti. Comunque il risultato ci fu e finimmo addirittura sulle gallerie di Repubblica.
E’ tutto documentabile negli archivi di Tusciaweb (maggio 2011).
Spazzammo Santa Barbara. Poi con il gruppo di Viterbo Pulita girammo per diversi quartieri in diverse occasioni, anche queste documentate. L’interesse scemò e la situazione ritornò nel limbo della rocciosa e immutabile predisposizione all’immobilità della città (generalizzo ovviamente).
La mia proposta, com’è facilmente documentabile, era incentrata sulla necessità di ridare un minimo di decoro alla città e fornire l’esempio per chi avesse guardato questo sparuto numero di persone.
L’esempio. Un termine che, ahimè, la politica non conosce più, troppo impegnata a dire male di questo o di quello solo in funzione delle opportunità, le stesse che i suoi colleghi colsero due anni e mezzo fa, con mio sommo piacere, per dare una “mossa”, come si dice, alle coscienze dei viterbesi.
Purtroppo mi rendo conto che la politica è orfana di memoria. La politica che si autoreferenzia, che macina parole e pochissimi fatti, quella che disquisisce con sottili equilibrismi verbali il comportamento dell’una o dell’altra compagine contrapposta solo in funzione del momento, rinnega poi similari comportamenti avuti nel passato, dai suoi stessi personaggi.
Ora magari, si potrà anche polemizzare e sollevare polveroni su queste righe ma d’ora in poi non me ne curerò minimamente. Quello che vorrei sollevare invece, è il senso di appartenenza dei cittadini, quelli che gettano i rifiuti del Mc Donald’s dal finestrino lungo la strada fuori le mura, quelli che insozzano le vie perché se ne fottono della differenziata, quelli che masticano, fumano, bevono e lasciano ogni genere di cose in quello che è il loro spazio, la loro città. Questo vorrei sollevare, come un tornado che porti via tutto il marcio che esiste per le strade dove giocano i nostri figli.
Questo volevo dire al consigliere. Magari la prossima volta sarà con la ramazza vicino a me.
Bruno Pagnanelli
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