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Tribunale - La denuncia della ragazzina, allora 14enne, scattò nel 2020 - In un messaggio ai carabinieri: "Non ce la faccio più, ho paura"

Costretta al burqa e punita con le botte, condannati la madre e il patrigno

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Viterbo – (sil.co.) – Costretta al burqa e punita con le botte, condannati la madre e il patrigno. Due anni di reclusione per maltrattamenti in famiglia, con pena sospesa e non menzione della condanna. Questa la sentenza emessa stamattina, 18 marzo, dal tribunale di Viterbo nei confronti della madre e del patrigno di una ragazza che, nel 2020, aveva denunciato le violenze subite in casa.

Una donna col velo islamico - Foto d'archivio

Una donna col velo islamico – Foto d’archivio


Era il 13 giugno 2020 quando, approfittando dell’assenza dei familiari, la 14enne chiamò i carabinieri: “Non ce la faccio più, ho paura”. I militari la trovarono sola in casa, vestita con un turbante nero e un lungo abito tipico musulmano. Raccontò di essere costretta a indossare il burqa e di subire punizioni fisiche, venendo colpita con un bastone.

Ascoltata in modalità protetta, la giovane riferì delle botte, dei divieti imposti dalla famiglia e delle punizioni se non rispettava le regole. Tra il primo e il 17 luglio 2020, inviò due messaggi vocali a un maresciallo del nucleo investigativo, usando di nascosto il telefono della madre. Con voce tremante e tra le lacrime, disse: “Mamma mi ha picchiato forte perché non riuscivo a ripetere un verso del Corano. Non si fermava. Ho paura”.

Tribunale - Carabinieri

Tribunale – Carabinieri


Un’amica della ragazza, testimone in aula, ha confermato il difficile contesto familiare: “Mi ha parlato di botte, maltrattamenti e violenza psicologica. Non la lasciavano uscire, le ho visto dei lividi”.

La pm Aurora Mariotti aveva chiesto tre anni di reclusione per gli imputati. La ragazza, dopo la denuncia, era stata trasferita in una casa famiglia della provincia, ma in seguito è rientrata dai genitori senza costituirsi parte civile.

Oggi, la sentenza. Condannati a due anni la madre e il patrigno. Sono stati invece assolti perché il fatto non sussiste per la stessa accusa nei confronti delle altre due figlie.


Articoli: Coppia musulmana nei guai, figlia costretta a Corano e velo a suon di botte – Costretta con le botte a indossare il velo islamico, 14enne denuncia i genitori


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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18 marzo, 2025

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