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Tribunale - Figlio trentenne si difende dalle accuse e rilancia: "A 13 anni sono finito in casa famiglia"

Accusato di maltrattamenti dalla madre: “Voleva cacciarmi da casa, mi ha anche ucciso un cane”

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Civita Castellana – (sil.co.) – A processo con l’accusa di maltrattare la madre vedova, durante l’interrogatorio non la chiama mai “mamma” ma soltanto “signora”, dicendo che la presunta vittima si è inventata tutto per cacciarlo di casa: “Mi ha anche ucciso un cane”. “Aveva trovato uno e mi vedeva come una minaccia”, ha detto, accusandola anche di avergli ammazzato un cane. A comunicargli che la donna lo aveva denunciato e doveva andarsene di casa sono stati i carabinieri nel 2023. “Io non l’ho mai picchiata, i lividi le venivano perché prendeva il Cumadin”. 


Carabinieri

Carabinieri


Imputato di maltrattamenti in famiglia un trentenne del comprensorio di Civita Castellana che, secondo l’accusa, avrebbe picchiato, minacciato, insultato e derubato la madre, con cui sarebbe tornato a vivere a venti anni, dal 2014 al 2023, dopo un’adolescenza trascorsa in casa famiglia. Il processo col giudizio immediato è entrato nel vivo ieri davanti al giudice Jacopo Rocchi.

“Avevo tredici anni e mezzo quando l’assistente sociale mi ha allontanato dai miei genitori perché loro litigavano sempre e io, per non sentirli, uscivo di casa e andavo in giro da solo a tutte le ore. La signora, in particolare, era intrattabile, non è mai andata d’accordo né con me, né con mio padre, che è morto circa un anno dopo il mio ingresso in casa famiglia, dove sono rimasto fino a 18 anni, poi ho convissuto altri due anni con la mia ex compagna”.

“Ci sono stato poco con la signora perché, facendo il cuoco, ero per lo più fuori per lavoro – si è difeso l’imputato – a un certo punto abbiamo deciso di vendere la casa di mio padre che avevamo ereditato a metà e comprarne un’altra. Ma lei se l’è intestata tutta a nome suo, dopo di che ha cominciato a dirmi che dovevo andare via, anche perché si era trovata un nuovo compagno e se lui veniva a trovarla, non dovevo farmi trovare e dovevo dormire altrove”.

La parte offesa, sentita a luglio, ha detto di avere diviso a metà il ricavato della prima casa e che il figlio si era speso tutti i soldi. “Non è vero, ci sono le prove che ho messo la mia parte per la seconda casa, che al 50 per cento doveva essere mia”, ha insistito l’imputato.

Il trentenne ha quindi accusato la madre di avergli ucciso un cane gettandolo dal quarto piano. “Tenevo tre cani sul terrazzo, lui era il più intelligente di tutti ma lei non lo poteva vedere, voleva che lo dessi via. Poi un giorno mi ha chiamato e detto che era morto cadendo dal quarto piano. È stata la signora, ne sono sicuro. Mi minacciava ‘ti faccio fare la fine del cane'”. 

A giugno discussione e sentenza. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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20 marzo, 2025

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