Viterbo – (sil.co.) – Sprangate a un 17enne fuori scuola, indagini serrate per chiarire il movente del terzetto, che al momento del blitz avrebbe rivelato il vero “obiettivo” chiamandolo per nome.
Viterbo – Ragazzo aggredito vicino al Paolo Savi – I carabinieri sul posto
Non sarà facile per la vittima riprendersi dallo shock di quelle sprangate. La famiglia del 17enne pestato a sangue con catene e mazza da baseball fuori scuola, nel frattempo, dopo avere sporto querela, ha anche nominato un legale di fiducia, l’avvocato Giovanni Bartoletti in vista del seguito giudiziario della feroce aggressione fuori del Paolo Savi per cui sono stati denunciati a piede libero per lesioni aggravate tre maggiorenni di Vignanello.
Potrebbe chiarire meglio di chiunque altro il movente, il vero “obiettivo” degli aggressori che, prima di prendersela col minorenne, avrebbero cercato un altro giovane chiamandolo per nome. A tale scopo proseguono a ritmi serrati le indagini dei carabinieri, coordinati dal pubblico ministero Massimiliano Siddi, per fare piena luce sull’episodio avvenuto la mattina di giovedì 20 marzo poco prima del suono della campanella quando il terzetto composto dai due 19enni e dal 21enne, tutti identificati nel giro di poche ore, si sarebbe scagliato contro un gruppetto di studenti gridando il nome della presunta vittima della spedizione punitiva e aggredendo il 17enne che sarebbe stato l’unico a non avere fatto in tempo a dileguarsi.
Studente pestato – La catena e la mazza da baseball usate per l’aggressione
Secondo le prime indagini, il movente sarebbe da cercare dietro precedenti dissidi sorti in discoteca o comunque in locali della provincia frequentati dai tre aggressori. Dissidi per futili motivi, in base alla ricostruzione, anche se per l’appunto gli inquirenti starebbero vagliando in questi giorni le varie situazioni e ascoltando testimoni e persone informate sui fatti per chiarire che non ci siano più pesanti motivazioni. Fondamentale potrebbe rivelarsi, allo scopo, sentire la versione della vera vittima dell’agguato, avvenuto in pieno giorno e nei pressi di un istituto scolastico affollato a quell’ora di studenti.
Provvidenziali, nella svolta alla indagini avvenuta in una manciata di ore, le testimonianze dei presenti e anche i social. È sul web, infatti, che i carabinieri avrebbero trovato le tracce per risalire agli autori del pestaggio, le cui “armi” sono state rinvenute nei pressi del cimitero di Vignanello.
Il diciassettenne, trasferito dal 118 al pronto soccorso dell’ospedale Santa Rosa di Viterbo, è stato medicato e dimesso con una prognosi di sette giorni. A dare immediatamente l’allarme è stato il padre, cui la parte offesa ha chiesto aiuto per telefono, facendo scattare subito le indagini dei carabinieri, risolvendo a tempo di record il caso.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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