Viterbo – (sil.co.) – Nascondeva l’eroina in un sacco da pugile. A processo davanti al giudice Jacopo Rocchi il pusher 47enne residente al Carmine, M.C., fermato lunedì 14 giugno 2021 dai carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Viterbo che lo hanno sorpreso a spacciare eroina a un noto assuntore 39enne del capoluogo. In cassaforte aveva 2.400 euro in contanti, presunto provento dello spaccio, ma percepiva 500 euro al mese di reddito di cittadinanza, sospeso in seguito all’arresto.
Viterbo – Carabinieri nel centro storico
Nel corso dell’operazione, a casa dell’imputato furono sequestrati 6,27 grammi di eroina, in parte nascosta in un sacco da pugile nonché 4 flaconi di metadone col nome abraso. Altra droga era nascosta nel casco dello scooter a bordo del quale ha provato a dileguarsi pur non avendo la patente.
Il 47enne, difeso dall’avvocato Paolo Delle Monache, a suo tempo fu rimesso in libertà dopo una notte ai domiciliari, al termine dell’udienza di convalida dell’arresto, nonostante si fosse avvalso della facoltà di non rispondere, venendo sottoposto al solo obbligo di firma in attesa del processo, che doveva essere celebrato il successivo ottobre per direttissima ed è invece slittato di quattro anni.
Ieri ha testimoniato uno dei militari che hanno condotto l’operazione, il quale ha raccontato della fuga dal Carmine al Sacrario dell’imputato, su uno scooter senza patente, tallonato dai carabinieri che nel frattempo avevano fermato l’assuntore con due dosi di eroina in tasca.
“Secondo fonti confidenziali spacciava in casa, per cui attorno alle tre del pomeriggio ci siamo appostati sotto e alle 15,45 abbiamo visto salire al secondo piano, dove abita, un noto assuntore, sceso pochi minuti dopo, alle 15,52. Lo abbiamo fermato e aveva due dosi di eroina. Il sospetto pusher, intanto, è uscito e ha inforcato lo scooter”.
Fermato nei pressi di un barbiere, in via dei Magliatori, l’imputato aveva nel casco una dose di eroina confezionata col cellophane bianco come le altre due e nei pantaloni un coltello a serramanico con la lama intrisa di eroina.
“A quel punto è scattata la perquisizione domiciliare, sfociata nel sequestro di 11 involucri di eroina in un sacco da pugile in camera, tre frammenti di hashish nel cassetto di un mobile del corridoio, altri 3 grammi di eroina nella cassaforte e sempre in cassaforte contanti per 4200 euro, in banconote da venti e da cinquanta”, ha proseguito il militare, spiegando di avere trovato sul balcone tutto il necessario per il confezionamento delle dosi.
Nei guai anche l’assuntore, denunciato per favoreggiamento. Si tratterebbe di un caro amico dell’imputato, che lo avrebbe involontariamente incastrato con alcuni messaggi telefonici in cui tradiva la ricerca di eroina – peraltro ripreso dallo stesso pusher: “Ancora scrivi, non vuoi capì” – non collaborando poi alle indagini. Sarà sentito alla prossima udienza, quando è prevista anche la discussione.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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