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Tribunale - "Un strusciata casuale si riconosce", ha detto in aula la minorenne - L'imputato avrebbe anche provato a baciarla e tentato di accompagnarla a casa

Quindicenne molestata da un 32enne: “Toccarmi il sedere è stato un gesto volontario”

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Vetralla – (sil.co.) – Trentaduenne nei guai per avere tentato di abbordare una quindicenne nella villa comunale di Vetralla. I fatti risalgono al 5 marzo dell’anno scorso. Sottoposto al divieto di avvicinamento col braccialetto, il 32enne è finito a processo davanti al collegio del tribunale di Viterbo per violenza sessuale ai danni di una minorenne.


Carabinieri

Carabinieri


Era un martedì pomeriggio, attorno alle cinque, quando il giovane si sarebbe avvicinato da dietro all’adolescente seduta su una panchina del parco, mettendole le mani sulle spalle e provando a darle un bacio sulla guancia, costringendola ad allontanarsi per evitare lo sgradito contatto. Non contento, l’imputato l’avrebbe seguita, bloccandola nuovamente da dietro, con una mano sulla spalla, mentre avrebbe fatto scivolare l’altra sul fondoschiena, palpeggiandole e stringendole il sedere. Dopo di che avrebbe insistito per accompagnarla a casa. 

La vittima, sotto shock, sarebbe quindi corsa a casa scortata da due amici presenti alle molestie, raccontando immediatamente l’accaduto al padre, che attorno alle sei e mezza era già al telefono coi carabinieri della locale stazione per denunciare cosa era successo poco prima alla figlia.

Lunedì la minore e l’amica che era con lei hanno raccontato le rispettive versioni dei fatti davanti al collegio, rispondendo alle domande poste loro dal presidente Francesco Oddi. Presente in aula l’imputato, difeso dall’avvocato Marina Bernini. 

Nessun dubbio sulla dinamica di quanto accaduto alla panchina e del successivo palpeggiamento delle zone intime. Non è invece chiaro cosa sia successo prima. È emerso che tra la parte offesa e l’imputato ci sarebbe stato un iniziale scambio di battute innocue, frasi tipo “che bella ragazza che sei” e una sorta di gioco a “scopri l’età” – lei che lo crede “20-21enne” e lui che le dice “15 anni sono pochi, sei piccola” – che non lo avrebbero però trattenuto dai pesanti approcci sessuali che poco dopo hanno sconvolto la minorenne. 

“È durato una frazione di secondo, dopo di che ero agitata, sentivo il bisogno di tornare a casa, ero preoccupata che potesse accadere ancora, mi ha prodotto angoscia”, ha riferito al collegio la parte offesa, visibilmente scossa nel rievocare in tribunale l’aggressione subita. Anche se non è mai rimasta sola con l’imputato, ma è stata sempre in compagnia degli amici con cui era uscita per fare una passeggiata. Per lei è stato duro anche doversi voltare verso l’aula per il rito del riconoscimento, sollecitato dal pm Flavio Serracchiani. 

A proposito di identificazione, la quindicenne in caserma avrebbe indicato il molestatore su Instagram, dove il trentenne compare con un nickname, ma non è chiaro chi l’abbia indirizzata verso il social, anche se evidentemente l’imputato doveva essere noto alla sua cerchia di amici. 

Particolari a parte, restano le molestie a sfondo sessuale di un 32enne ai danni di una quindicenne la quale, alla domanda se la “toccata” di sedere potesse essere stata frutto di un gesto involontario, ha dichiarato senza tentennare: “Un conto è un gesto volontario, un conto una strusciata casuale… una strusciata casuale si riconosce”. 

Il processo è stato rinviato all’autunno per sentire gli ultimi testimoni, un amico e un’altra amica della parte offesa, e procedere quindi con la discussione. 


– “Ti accompagno a casa” e palpeggia una quindicenne, processo subito per violenza su minore


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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30 aprile, 2025

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