Viterbo – “Ti accompagno io a casa, senza che ci vai da sola a piedi”. Parole solo apparentemente protettive e rassicuranti quelle che un 31enne avrebbe rivolto a una quindicenne, arrivate secondo l’accusa dopo che aveva provato a baciarla e l’aveva afferrata da dietro palpeggiandole le parti intime. È finito a processo col giudizio immediato per violenza sessuale su minore. I fatti risalgono allo scorso mese di marzo.
Aggressione – Foto di repertorio
Sarebbe successo lo scorso 5 marzo in un centro della provincia e le prove raccolte dalla procura sarebbero così evidenti che l’uomo è finito a processo davanti al collegio del tribunale di Viterbo col giudizio immediato per violenza sessuale su minore. Da sette mesi, nel frattempo, è sottoposto a divieto di avvicinamento alla parte offesa, rafforzato dal braccialetto elettronico.
Martedì, in occasione dell’udienza di ammissione prove, il difensore Marina Bernini ha chiesto la revoca del braccialetto elettronico. “L’imputato lavora a Roma”, ha spiegato. La pm Paola Conti si è rimessa al tribunale e il collegio si è riservato. Sempre la difesa, inoltre, ha chiesto di potere ascoltare un testimone che non era in elenco, come prova a discarico. “Era presente ai fatti”, ha spiegato la legale del 31enne. Richiesta accolta.
Lo scorso 5 marzo era un martedì. Il 31enne si sarebbe avvicinato da dietro alla quindicenne, mettendole le mani sulle spalle e provando a darle un bacio sulla guancia, costringendola ad allontanarsi per evitare lo sgradito contatto.
Non contento, l’imputato l’avrebbe seguita, bloccandola nuovamente da dietro, con una mano sulla spalla, mentre avrebbe fatto scivolare l’altra sul fondoschiena, palpeggiandole e stringendole il sedere.
Di fronte al netto rifiuto delle sue “attenzioni”, avrebbe quindi continuato a seguirla, dicendole per l’appunto “ti accompagno io a casa, senza che ci vai da sola a piedi”, frase che nel contesto è apparsa alla ragazzina tutt’altro che rassicurante. Ed è così che il 31enne, nel giro di pochi minuti, si sarebbe messo in un guaio grosso come una casa.
Il delicato processo entrerà nel vivo la prossima primavera, quando saranno sentiti tutti i testimoni dell’accusa, a partire dalla vittima che, per la minore età, sarà ascoltata a porte chiuse.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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