Carabinieri e 118 – immagine di repertorio
Civita Castellana -“So che mio figlio ora sta per strada, mi dispiace, ma le botte non me le doveva dare”. Si è conclusa tra le lacrime la testimonianza dell’ennesima madre vittima di un figlio tossicodipendente e alcolista. Una 72enne del comprensorio di Civita Castellana, costretta a denunciarlo la sera del primo maggio 2024 quando è finita al pronto soccorso dell’ospedale Santa Rosa di Viterbo a causa di un violentissimo pugno sul collo del quale porta ancora le conseguenze.
“Erano circa le 19 ed ero sola in casa, seduta in cucina, quando lui è rientrato alterato e mi ha aggredita, verbalmente e fisicamente. Sono scappata in bagno e mi sono chiusa dentro, chiamando il 112 e dicendo ‘sbrigatevi che questo mi ammazza’. Quando sono arrivati i carabinieri e il 118, mio figlio ha aggredito anche il personale sanitario, le due infermiere e l’autista dell’ambulanza”.
“Sono trent’anni che combatto con mio figlio dipendente da droga e alcol, ora ha 52 anni, e non sono mai riuscita a farci niente”, ha proseguito, spiegando che dal primo maggio dell’anno scorso non lo ha più visto, essendo stato allontanato du disposizione del giudice. Poi è scoppiata a piangere: “So che mio figlio ora sta per strada, mi dispiace, ma le botte non me le doveva dare”.
L’accusa ha chiesto sei mesi di reclusione, il giudice Jacopo Rocchi ha condannato l’uomo a 8 mesi di reclusione per lesioni, disponendo la sospensione condizionale della pena e la non menzione, revocando anche la misura cautelare del divieto di avvicinamento alla madre.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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