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Tribunale - Accusato di violenza privata e percosse, è stato assolto dopo quasi otto anni

Automobilista spaventa una donna incinta, raggiunto e picchiato dal futuro papà

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Viterbo – (sil.co.) – Ci sono voluti otto anni per chiudere il processo a un tunisino oggi 37enne accusato di violenza privata e percosse per avere picchiato e strappato la camicia a un altro automobilista che il 21 ottobre 2017, compiendo manovre azzardate, aveva spaventato a morte la sua compagna incinta che era in macchina con lui.


Carabinieri - foto di repertorio

Carabinieri – foto di repertorio


Era un sabato sera quando i due automobilisti si sono incrociati al Poggino. La presunta vittima sarebbe stata davanti, procedendo con una andatura incerta, rallentando e poi accelerando, creando intralcio alla vettura dell’imputato, che era in auto con la compagna in stato di gravidanza, la quale si sarebbe presa un grosso spavento, urlando di fronte all’ennesima incauta manovra della parte offesa. 

L’imputato lo avrebbe quindi raggiunto un po’ più avanti, costringendolo a fermarsi, minacciandolo di morte mentre lo tirava fuori dall’abitacolo, strattonandolo e spintonandolo fino a strappargli la camicia. Alla scena ha assistito un vigilante che ha chiamato i carabinieri.

Il tunisino, assistito dall’avvocato Federica Ambrogi, è finito a processo davanti al giudice Jacopo Rocchi, mentre la parte offesa si è costituita parte civile chiedendo i danni e la condanna dell’imputato. 

La pubblica accusa ha chiesto due mesi di reclusione, ma il giudice, sentita la difesa, ha assolto il 37enne con la formula “perché il fatto non sussiste”.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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29 maggio, 2025

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