Civita Castellana – (sil.co.) – Accusato di picchiare la madre vedova è stato condannato a due anni di reclusione contro i tre anni chiesti dall’accusa.
Il giudice Jacopo Rocchi ha inoltre disposto la sospensione della pena e la non menzione, subordinando però i benefici a un percorso di recupero presso uno degli enti che si occupano di condannati per maltrattamenti, una volta che la sentenza sarà diventata definitiva.
Imputato di maltrattamenti in famiglia un trentenne del comprensorio di Civita Castellana che, secondo l’accusa, avrebbe picchiato, minacciato, insultato e derubato la madre, con cui sarebbe tornato a vivere a venti anni, dal 2014 al 2023, dopo un’adolescenza trascorsa in casa famiglia.
“Avevo tredici anni e mezzo quando l’assistente sociale mi ha allontanato dai miei genitori perché loro litigavano sempre e io, per non sentirli, uscivo di casa e andavo in giro da solo a tutte le ore”.
“Ci sono stato poco con mia madre perché, facendo il cuoco, ero per lo più fuori per lavoro – si è difeso lo scorso 19 marzo l’imputato – a un certo punto abbiamo deciso di vendere la casa di mio padre che avevamo ereditato a metà e comprarne un’altra. Ma lei se l’è intestata tutta a nome suo, dopo di che ha cominciato a dirmi che dovevo andare via, anche perché si era trovata un nuovo compagno e se lui veniva a trovarla, non dovevo farmi trovare e dovevo dormire altrove”.
Il trentenne ha quindi accusato la madre di avergli ucciso un cane gettandolo dal quarto piano. “Tenevo tre cani sul terrazzo, lui era il più intelligente di tutti ma lei non lo poteva vedere, voleva che lo dessi via. Poi un giorno mi ha chiamato e detto che era morto cadendo dal quarto piano. È stata la signora, ne sono sicuro. Mi minacciava ‘ti faccio fare la fine del cane’”.
– Accusato di maltrattamenti dalla madre: “Voleva cacciarmi da casa, mi ha anche ucciso un cane”
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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