Viterbo – (sil.co) – Voleva entrare a tutti i costi in discoteca anche se non aveva il green-pass perché dentro c’era la sorella minorenne.
Sarebbe cominciata così la notte brava di un 27enne di Fabrica di Roma che la sera del 13 novembre 2021 è arrivato a tentare di sottrarre la pistola d’ordinanza a uno dei carabinieri intervenuti presso un locale dei Cimini, mentre il padre cinquantenne, saputo che il figlio era stato ammanettato e condotto in caserma, verso mezzanotte ha scavalcato il muro di recinzione alto tre metri della sede della compagnia di Ronciglione per andarselo a riprendere.
La dinamica della vicenda, che ha avuto risvolti penali per la coppia di congiunti, è stata ricostruita mercoledì davanti al giudice Jacopo Rocchi che, sentiti per primi i militari intervenuti fuori del locale, ha potuto apprezzare direttamente dall’addetto alla sicurezza cosa si è scatenato verso le 23 all’uscio della discoteca dopo il suo fermo no all’ingresso senza il pass Covid.
Le tappe della notte brava
Security impassibile. “L’avventore ha inveito contro di me, mi ha insultato e ha provato a colpirmi con una testata, ma noi della sicurezza, proprio per il tipo di lavoro che svolgiamo, siamo abituati a tollerare le intemperanze. Così, quando ha cominciato a scalmanarsi e farsi aggressivo, in evidente stato di alterazione, l’ho abbracciato e condotto fuori dal cancello. A quel punto ha cominciato a diventare pericoloso per se stesso, a farsi male, dava le testate sul muro e sugli alberi, prendeva a calci le macchine, dava i pugni sulle porte. È stato necessario l’intervento dei carabinieri”, ha concluso.
Schiaffeggiato dalla sorella. Nemmeno la sorella minorenne, nel frattempo intervenuta prendendolo a schiaffi per dargli la “sveglia”, è riuscita a riportare alla calma il fratello maggiore, che all’arrivo dei carabinieri avrebbe dato il meglio di sé. “Voi siete delle teste di cazzo, io sono un Casamonica, vi prendo la pistola e vi ammazzo”, avrebbe urlato, lanciandosi verso la pistola d’ordinanza di un carabiniere, cercando di strappargliela. Inutilmente perché già quattro anni fa le pistole d’ordinanza erano dotate di un sistema di blocco che impedisce che vengano sfilate.
Sedazione pericolosa. Dopo averlo ammanettato per bloccarlo, lo show è proseguito in macchina e in caserma, sempre tra capocciate sui muri, urla e minacce di morte, dove i sanitari del 118 hanno sconsigliato di sedarlo sospettando un mix di droga e alcol che gli avrebbe potuto procurare un arresto cardiaco, optando per il trasporto in ambulanza al pronto soccorso dell’ospedale di Viterbo per fargli prima smaltire ciò che aveva prodotto l’alterazione.
Show in caserma. Verso mezzanotte il padre si è aggiunto all’incontenibile figlio, che nel frattempo si era tolto le scarpe tirandone una sul naso di un carabiniere, mentre il genitore scavalcava il muro di cinta blindato e alto tre metri della caserma per raggiungerlo. Al che il ragazzo avrebbe tentato la fuga, scaraventando per terra un militare con una gomitata alla tempia e ferendolo a sangue sul labbro.
Al termine il processo è stato rinviato a gennaio per la discussione.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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