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Tribunale - Secondo la difesa non basta la foto sui social per identificarlo con certezza

Rapina da 11mila euro al money transfer, dubbi sul bandito col cappellino

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L'avvocato Paolo Delle Monache

 Paolo Delle Monache, difensore di uno degli imputati

Canino – (sil.co.) – Colpo da 11mila euro ai danni del titolare d’origine marocchina del minimarket e money transfer di Canino, dubbi sul bandito col cappellino. Secondo la difesa non basta la foto sui social per identificarlo con certezza.

Per l’avvocato Paolo Delle Monache ci sono dubbi sull’identificazione di uno dei due imputati su tre a processo col rito ordinario davanti al collegio.

Decisiva si sarebbe rivelata una foto sul profilo Facebook del cugino, uscito di scena con lo sconto di un terza pena dell’abbreviato scelto per lui  dalla difesa, mentre nei guai è finito l’amico col cappellino con cui era stato immortalato in una foto social. Al centro per l’appunto un caratteristico cappellino da baseball col numero 72, diverso da quelli comunemente in commercio, che per la difesa potrebbe essere stato indossato da persone diverse.

I banditi – due dei quali a processo per concorso in rapina aggravata –  sono stati catturati lo scorso mese di ottobre dai carabinieri a distanza di cinque mesi dal feroce agguato messo a segno attorno alle 23,30 sotto casa della vittima, un commerciante nordafricano da anni in Italia, che non a caso ha scelto Canino per la sua attività essendo popolata da tantissimi braccianti agricoli e operai di lingua araba, cui ha reso più facile l’esistenza.

“Non scorderò mai la faccia del rapinatore che mi stava davanti col coltello”, aveva detto ai giudici lo scorso 26 maggio la vittima, riconoscendolo senza esitazione. Ma i malviventi sono stati anche ripresi dalla videosorveglianza nonché visti da alcuni coinquilini e da una testimone che quella sera sarebbe stata a spasso col cane quando ha incrociato i banditi in fuga, uno ancora col coltello in mano.

Poi c’è il cappellino “conteso”, ritrovato nel parco durante la battuta di caccia ai banditi in fuga. Il cugino avrebbe aggredito il titolare del minimarket alle spalle, stringendogli il collo per togliergli il fiato e renderlo inoffensivo, mentre l’altro rapinatore lo avrebbe fronteggiato armato di coltello, lo stesso coltello con cui gli ha strappato lo zaino per razziare l’ingente somma di denaro dell’incasso giornaliero si 11mila euro del money transfer, più circa 5mila euro dell’alimentare, strappandogli infine di dosso in orecchino a una catenina d’oro, ricordo della madre di recente morta. 

Il commerciante, picchiato duramente dai banditi, è finito in ospedale con una prognosi di 15 giorni a causa delle lesioni riportate. “Gli aggressori erano stati mio cugino e un suo amico che avevo visto due volte, mentre ad aspettarli in auto vicino al campo da calcio per scappare a Grosseto c’erano un altro marocchino che avevo ospitato a casa mia da dicembre ad aprile, quando si era trovato in mezzo alla strada e io gli avevo dato da mangiare, lo avevo rivestito e gli avevo persino comprato un telefono, assieme a un tossico italiano, un corriere, sempre di Grosseto, cui aveva fatto dei favori”, ha riferito in aula il commerciante 37enne. 

Dopo avere sporto denuncia e a distanza di 4-5 giorni dal colpo, è stata la stessa vittima a mettersi sulle tracce dei rapinatori, trovati nel palazzo abbandonato in cui alloggiavano a Grosseto, anche se per stringere il cerchio è stato necessario arrivare a ottobre. “Quello che ho ospitato in casa tre mesi, mi ha detto che non sapeva che dovevano rapinare me, sennò avrebbe detto di no”, ha spiegato la parte offesa.

Ma per la difesa non basta, così il collegio ha chiesto al pm Michele Adragna di estrapolare le foto dalle 37 pagine del fascicolo delle indagini da esibire prima della discussione.


Articoli: Colpo da 11mila euro al money transfer, la vittima: “Non scorderò mai il rapinatore col coltello” – Colpo da 11mila euro al “money transfer”, rapinatori a processo – Rapina a mano armata da 11mila euro, i tre banditi hanno teso un agguato alla vittima – Rapinarono titolare di un alimentari portandogli via 11mila euro, tre arresti


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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1 luglio, 2025

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