Viterbo – (sil.co.) – Ennesimo caso di presunti maltrattamenti aggravati in famiglia denunciato dalla vittima dopo anni, quando una giovane mamma della provincia è stata costretta a scappare di casa coi figli minori.
Imputato davanti al collegio un 34enne residente in un centro del comprensorio del lago di Bolsena, denunciato dalla moglie nel 2024, per una lunga serie di episodi di violenza domestica, anche davanti ai figli minori della coppia, che sarebbero cominciati fin dall’inizio del matrimonio, celebrato nel 2011.
Il processo si è aperto martedì, ma la parte offesa, che non si è costituita parte civile, sarà ascoltata solo fra sette mesi, a febbraio, quando sarà chiamata a raccontare in tribunale il suo calvario. L’imputato è difeso dall’avvocato Simona Mancini. Il rinvio si è reso necessario in quanto nei prossimi mesi due componenti della terna giudicante saranno trasferiti ad altra sede.
In base alla denuncia, la moglie sarebbe stata oggetto di continui maltrattamenti verbali, anche davanti ai figli, scaturiti dalla gelosia del 34enne e dall’uso di sostanze stupefacenti ed alcoliche.
La situazione sarebbe definitivamente degenerata quando il marito avrebbe cominciato a perseguitare la donna anche sul posto di lavoro, impedendo alla stessa di uscire di casa e controllandole il telefono. Nel 2024, quando lei si è decisa a sporgere denuncia, l’imputato avrebbe costretto la moglie ad andarsene di casa con i figli minori.
Per l’uomo, sottoposto alla misura dell’allontanamento, la procura ha chiesto il processo col giudizio immediato, richiesta accolta dal gip del tribunale di Viterbo.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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