Viterbo – (sil.co.) – Otto anni fa, nel 2016, ha lasciato e denunciato il suo ex per maltrattamenti e lesioni mentre era incinta di due gemelline nate pochi mesi dopo, dicendo che la picchiava anche davanti alla figlioletta primogenita, che le aveva procurato un aborto a forza di percosse e che aveva minacciato di farle perdere pure le due bimbe che portava in grembo.
Accuse gravissime, per cui mercoledì l’accusa ha chiesto la condanna a tre anni di reclusione dell’uomo, imputato di maltrattamenti e lesioni, reato quest’ultimo nel frattempo prescritto.
Ma il giudice Jacopo Rocchi lo ha assolto, dopo avere sentito la difesa, che ha sottolineato come nel corso del dibattimento non sia emerso nessun riscontro delle presunte condotte violente poste in essere contro la presunta vittima.
“Non è stata in grado di esibire nemmeno un certificato dell’ospedale Santa Risa che dimostrasse il.presunto aborto per il quale lì si sarebbe recata la parte offesa”.
Nessuna prova, nessun riscontro. Il giudice ha dato ragione alla difesa e assolto l’imputato.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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