Viterbo – Passanti richiamati da un pianto disperato di bambini che usciva da una finestra al piano rialzato di uno stabile in via San Lorenzo, nel cuore del centro storico di Viterbo.
Viterbo – Polizia in centro
Era la mattina dell’11 ottobre 2023, un mercoledì di inizio autunno, e i passanti, sentendo anche le grida di un adulto, invece di tirare dritto hanno chiamato il 113. Dentro c’erano due bambine in lacrime, il padre che urlava, un cane e un gatto. Tutto sarebbe partito dal gatto, facendo scoprire il disagio di due ragazzine che forse non erano neanche iscritte a scuola.
È stato grazie all’allarme dei passanti che nel giro di pochi minuti sul posto si è precipitata una pattuglia delle volanti della polizia, scoprendo che all’interno di un piccolo appartamento in pessime condizioni igieniche c’erano, invece di stare a scuola, una bambina di 8 anni e la sorella maggiore quattordicenne.
Il padre, originario dell’est europeo, sottoposto a divieto di avvicinamento e agli arresti domiciliari col braccialetto, è a processo davanti al collegio del tribunale di Viterbo per maltrattamenti aggravati dalla minore età delle figlie.
La figlia piccola, la più spaventata, sarebbe stata acquattata in un angolo, mentre la sorella di 14 anni sarebbe stata la più angosciata e tra i singhiozzi avrebbe chiesto espressamente soccorso a uno degli agenti. “Aiuto, non ce la faccio più”, ha detto ripetendo le sua parole in aula uno dei poliziotti soccorritori, sentito come testimone, il quale ha spiegato che tutto sarebbe nato da una lite della figlia maggiore col padre per la gestione del gatto.
“In casa c’erano il gatto e anche un cagnolino di taglia piccola. C’erano delle lettiere, ma anche escrementi sparsi sul pavimento. Ovunque c’erano disordine e sporcizia, come se nessuno si occupasse della casa. In compenso non c’erano libri di alcun genere, e neanche quaderni o cancelleria. Come se le bambine non andassero a scuola. Oltretutto erano a casa in orario scolastico”, ha proseguito.
Ma soprattutto non c’era traccia della madre. “Il padre ci ha dato il numero di telefono, cui nessuno ha risposto anche se squillava. Lo abbiamo passato ai servizi sociali, intervenuti su nostra richiesta insieme ai sanitari del 118 che hanno accompagnato le bambine al pronto soccorso. Il padre ha detto qualcosa del tipo che era rimasto solo a gestire tutto”, ha concluso il poliziotto.
Il processo al genitore riprenderà fra qualche mese, per sentire ulteriori due testi dell’accusa. Delle indagini, dopo il primo intervento delle volanti, si è occupata la squadra mobile. Le minori sono state affidate a mani sicure, mentre la madre sarebbe risultata irreperibile.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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