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Tribunale - L'imputato avrebbe picchiato la ex davanti al figlioletto

Gelosia ossessiva, botte e minacce: “O con me o due metri sottoterra”

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Violenza sulle donne - foto di repertorio

Violenza sulle donne – foto di repertorio

Civita Castellana – (sil.co.) – “Avrebbe costretto il figlioletto di 8 anni ad assistere all’ennesimo violento pestaggio della madre e poi davanti al piccolo le avrebbe urinato addosso.

La minaccia ricorrente, secondo i cinque familiari della vittima sentiti ieri come testimoni dal pubblico ministero Michele Adragna, sarebbe stata: ” O con me o sotto due metri sottoterra”.

“Mia figlia era ridotta a un vegetale”, ha riferito in aula la madre della vittima, parte civile al processo col giudizio immediato contro l’ex convivente, sottoposto al divieto di avvicinamento col braccialetto dalla primavera 2024, quando lei lo ha denunciato.

Botte e maltrattamenti di ogni genere sarebbero andati avanti per circa un decennio, come confermato da tutti i familiari della vittima, che non avrebbe denunciato prima perché sarebbe stata succube e impaurita.

Alla base la gelosia ossessiva dell’imputato, con problemi di dipendenza dalla cocaina, che l’avrebbe obbligata a parlare al telefono coi genitori usando il vivavoce, impedendole di partecipare a feste e compleanni e negandole perfino di trascorrere i Natali con la sua famiglia.

L’imputato era presente in aula. Ma seduto da solo tra il pubblico e non vicino al difensore, commentando tra sé le dichiarazioni degli otto testi dell’accusa, tra cui tre carabinieri, gesticolando e mormorando che erano falsità.

L’escalation di violenza sarebbe iniziata durante il lockdown, l’11 maggio 2020. Il 15 luglio 2022 si è introdotto a casa dei suoceri, defecando ovunque per poi avvertirli al telefono. La relazione è finita nel 2023, col suo ricovero in comunità e il definitivo ritorno della parte offesa a casa dei suoi col figlioletto.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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17 settembre, 2025

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