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Tribunale - È imputato di maltrattamenti aggravati dalla presenza della minore, anche se la ex ha ritirato la denuncia

Bimba si confida: “Mamma ha paura di papà” – Lui: “Spacco la testa a tutte e due”

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Viterbo – (sil.co.) – “La mamma ha paura di papà”, avrebbe confidato alle amiche della madre una bimba di pochi anni. Quando l’uomo ha minacciato “spacco la testa a tutte e due”, la donna lo ha denunciato. 


Violenza - Foto di repertorio

Violenza – Foto di repertorio


Maltrattamenti davanti alla figlioletta. Tre amiche della ex hanno testimoniato ieri davanti al collegio contro il marito da cui la vittima è separata solo di fatto. senza essersi costituita parte civile al processo scaturito da una querela presentata a luglio 2024 e nel frattempo ritirata. Ma il reato di maltrattamenti in famiglia che gli viene contestato è perseguibile d’ufficio, peraltro davanti al collegio, in quanto aggravato dalla presenza della figlioletta minore della coppia, che avrebbe confidato a numerosi testimoni come il padre sbraitasse contro la madre per un nonnulla. 

“Spacco la testa a te e lei”. “Dalla quiete alla sfuriata era un attimo. Gliene diceva di tutti i colori, urlava, bestemmiava, la insultava. Lei era una persona forte, si difendeva, diceva che in fondo era un buono, pensava di poterlo controllare. Poi ha cominciato ad avere paura e si sono separati, anche se non legalmente. Lui però con la scusa della figlia, andava a casa loro quando gli pareva. E siccome a lei non stava bene, le ha detto ‘vengo e spacco la testa a te e lei’. Allora ha messo la catena alla porta, ha cambiato la serratura e lo ha denunciato”, hanno spiegato le testimoni, con cui la coppia, che gestiva una cooperativa, ha anche condiviso il lavoro.

Porta di casa incatenata. La figlioletta di pochi anni dell’imputato e della parte offesa si sarebbe confidata con le amiche della mamma, raccontando anche che “papà le ha dato un morso sul braccio”. L’uomo avrebbe inoltre dato una spinta alla moglie mentre stavano discutendo per le scale dell’ufficio. “Voleva lanciarla di sotto. Lei non è caduta indietro solo perché è un tipo sportivo e si è raddrizzata con le spalle. Ma ha deciso di chiudere, perché la situazione si stava facendo pericolosa per lei e per la bambina. Ha cercato un accordo, ma lui pretendeva di andare a casa ogni volta che gli andava”, ha spiegato una teste. 

“Profondamente innamorata”. L’imputato, difeso dagli avvocati Giovanni Bartoletti e Corrado Cocchi, non era in aula. Gli vengono contestate condotte vessatorie nell’arco di circa un decennio, anche se la moglie non si è mai recata al pronto soccorso o ha chiesto l’intervento delle forze dell’ordine. “Era profondamente innamorata di lui”, hanno detto le testi. 

“Il mio telefono è sempre acceso”. “Casa mia è sempre aperta e il mio telefono è sempre acceso, vieni o chiama quando vuoi”, le ha detto una delle amiche quando la situazione ha preso una brutta piega. “Una volta è rimasta a dormire da me”, ha detto un’altra. “Mio marito è andato a vedere se per caso lui avesse forzato la catena, perché le aveva detto che si sarebbe fatto trovare a casa”, ha aggiunto. 

Il processo riprenderà a febbraio quando l’imputato potrà, se vorrà, difendersi dalle accuse e fornire la sua versione.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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30 settembre, 2025

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