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Tribunale - Padre assolto dall'accusa di maltrattamenti sul figlio iperattivo

“Papà mi picchia con la cintura”, ma non è vero

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Il tribunale

Il figlio lo accusava di aver alzato le mani più volte su di lui e di aver usato una cintura per picchiarlo. Il tribunale di Viterbo lo ha assolto ieri perché il fatto non sussiste.

Finisce così la parabola di una padre di Vallerano alla sbarra per maltrattamenti in famiglia. Un’accusa che l’uomo si portava addosso come una croce dal 2010, quando scattò la denuncia per le presunte, continue aggressioni al figlio.

Il bambino, all’epoca, aveva 9 anni. Era già seguito da una maestra di sostegno, ma la sua patologia viene scoperta in ritardo, quando l’inferno giudiziario del padre è già iniziato.

Ha un disturbo oppositivo reattivo: è esagitato. Picchia i compagni di scuola. Non vuole fare i compiti. A casa, ne combina una dietro l’altra. Marachelle anche gravi e pericolose, come dare fuoco al suo letto o alla tenda della cameretta.

Una mattina mostra all’insegnante di sostegno dei lividi sul collo. Dice che è stato suo padre a procurarglieli, frustandolo con una cintura.

Per l’uomo inizia il processo. La moglie è parte offesa per conto del bambino ma, davanti al giudice, difende il marito a spada tratta. Assistenti sociali, maestri, specialisti che hanno avuto il bimbo in cura, dicono di aver sentito parlare di percosse sempre e solo dal ragazzino. Non c’è nessun testimone oculare. Nessuno che possa puntare con certezza il dito contro il padre. E’ il motivo per cui il pm Barbara Santi chiede l’assoluzione per insufficienza di prove.

L’avvocato Giuseppe Potestio vuole di più: l’assoluzione con formula piena. Perché non risultano maltrattamenti di alcun genere. E perché alla patologica incapacità di controllarsi del figlio, non poteva non corrispondere la naturale premura del padre che, specie in situazioni di pericolo, cercava solo di proteggere il bambino, per evitare che i facesse del male. “Tra l’altro – ha spiegato il legale in udienza – il ragazzino è cresciuto (ha 12 anni, ndr). Sta meglio. Nonostante le difficoltà, la sua famiglia è sempre rimasta unita e, insieme al comune, agli assistenti sociali, alla scuola, ha creato una rete protettiva intorno a lui, che lo ha sorretto durante la crescita”.

Argomenti che hanno convinto il giudice Eugenio Turco ad assolvere il 50enne con formula piena. 


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3 ottobre, 2013

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