Viterbo – Si è chiuso mercoledì con l’assoluzione il processo per spaccio a un noto pregiudicato viterbese 42enne, Emanuele Gorini, fermato il 6 marzo 2021 per detenzione di cocaina dalla squadra mobile, il cui arresto non fu convalidato dal giudice, mentre il relativo seguito giudiziario si è trascinato per oltre quattro anni.
Gorini, nel frattempo, è stato arrestato nel tardo pomeriggio di lunedì 24 aprile 2023 non appena sbarcato all’aeroporto di Bologna da un volo proveniente da Tirana, in Albania. Ed è tuttora detenuto nel carcere della Dozza, nel capoluogo emiliano, dove sta scontando complessivamente 8 anni di reclusione, per reati commessi tra il 2008 e il 2017, tra cui condanne per spaccio e la condanna definitiva a 5 anni e 4 mesi di carcere per il tentato omicidio del Pilastro, risalente al 23 marzo 2013.
L’ultimo arresto “viterbese” risale a agosto 2022, per la detenzione di circa mezzo chilo di cocaina. Gorini, inoltre, è tra le 19 vittime di mafia viterbese che si sono costituite parte civile al maxiprocesso contro il sodalizio dei boss Giuseppe Trovato e Ismail Rebeshi. Per l’incendio di una vettura di sua proprietà gli è stata riconosciuta una provvisionale di 5mila euro a carico di Trovato, Rebeshi, Sokol Dervishi e Gabriele Laezza.
Tornando all’ultimo processo, Gorini mercoledì è comparso davanti al giudice Jacopo Rocchi in videocollegamento dal carcere di Bologna, difeso dall’avvocato Remigio Sicilia. Il legale, sottolineando come l’arresto del 6 marzo 2021 non sia stato convalidato, ha ricordato che il 42enne, all’epoca con le stampelle per un intervento al ginocchio, fu fermato in un secondo momento e non in flagranza, come era accaduto con l’assuntore, sorpreso con una dose di cocaina appena comprata.
“Fu intercettato presso una clinica del capoluogo – ha quindi spiegato il difensore – dove si trovava con la madre malata di 65 anni. Ed è lì che, per terra, vicino alla sua macchina, furono rinvenuti tre involucri di cocaina e altri 10 involucri della stessa fattezza nella sua abitazione. Circa 8 grammi in tutto. Ma il mio assistito, come è noto, assumeva stupefacenti e la sostanza era per uso personale. Peraltro aveva disponibilità economica per acquistarla. È sempre stato un bravo scommettitore, si intende di sport e di tennis in particolare, per cui vinceva sempre consistenti somme di denaro”.
L’accusa ha chiesto per Gorini una condanna a un anno e dieci mesi di reclusione e 5mila euro di multa. Il giudice, sentita la difesa, lo ha assolto con la formula “perché il fatto non costituisce reato”.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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