Tuscania – (sil.co.) – Nella primavera del 2019 avrebbe perseguitato il padre di un compagno di scuola di uno dei figli, convinto che fosse l’amante della moglie e che molestasse i suoi bambini. “Ti faccio le stesse cose che hai fatto ai miei figli”, lo avrebbe minacciato l’uomo, a processo per stalking davanti al giudice Jacopo Rocchi, appostandosi fuori scuola.
Carabinieri – Immagine di repertorio
“Era come se mi aspettasse. Come lasciavo mio figlio, lui era lì pronto a farsi sotto, venendomi sotto la faccia, ingiuriandomi, spintonandomi, minacciandomi”, ha testimoniato mercoledì la parte offesa, che si è costituita parte civile. “Era convinto che fossi il compagno della moglie, da cui si stava separando. E non voleva sentire ragioni, quando provavo a spiegargli che non era vero”, ha proseguito la presunta vittima.
“Successivamente, tramite il mio avvocato che ha chiesto accesso agli atti della separazione, ho scoperto che esistevano due video in cui i suoi figli mi accusavano di molestie e anche un documento di una psicoterapeuta in cui si diceva che erano sottoposti a stress elevato perché il compagno della madre li svegliava di notte”, ha quindi aggiunto.
Intanto, d’accordo coi familiari, la parte offesa avrebbe cominciato ad andare a scuola accompagnato da un congiunto, per avere sempre con sé un testimone. “Una volta che ero a un incrocio con mio figlio e la mia compagna, ha fatto una manovra pazzesca col suo fuoristrada bianco, come se volesse investirmi”, ha riferito.
“Ma il momento peggiore è stato quando sono stato convocato in caserma dai carabinieri di Tuscania, per dirmi che lui quel giorno aveva portato i figli in ospedale, con dei graffi, denunciando che a graffiarli ero stato io. Per questo l’ho querelato per calunnia, alla richiesta di archiviazione”, ha spiegato.
“Altro che calunnia – ha quindi reso nota la difesa del presunto stalker – noi ci siamo opposti alla richiesta di archiviazione e il gip ha disposto l’imputazione coatta della parte offesa”.
La presunta vittima, nel frattempo, parlando dei danni, ha detto: “Chiuse le scuole, stravolto dall’esperienza shoccante che avevo vissuto, ho cambiato completamente vita, lasciando la casa di Tuscania e il lavoro che facevo all’epoca, trasferendomi a Roma con la mia famiglia”. Per tutto l’interrogatorio ha sempre negato di avere mai avuto rapporti di alcun tipo con la moglie dell’imputato, nè tantomeno coi figli.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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