Viterbo – (sil.co.) – Costretta dal marito a operarsi contro l’obesità: “Io non volevo, stavo bene a quel modo, mi piacevo di più. Ma mi ha obbligata. Quando mi vestivo, mi diceva ‘ti manca solo di mettere il tendone da circo’. Dopo l’intervento, mi diceva ‘fai schifo, non vedi che ti cade tutt0′”. Era il 2o18 e la coppia è finita nel peggiore dei modi. Ieri al processo si è scoperto che oltre alla moglie, riempiva di botte pure la figlia. Che ora non vuole più saperne del padre. E avrebbe dato del “mezzo frocio” a uno dei maschi.
Violenza – immagine di repertorio
Si è aggravata in aula la posizione dell’uomo, un militare dell’esercito cinquantenne, accusato davanti al collegio di maltrattamenti aggravati in famiglia. Anche ai danni dei figli minori. In particolare il secondogenito e la femmina, oggi ventenne, che quando aveva sedici anni avrebbe minacciato di chiamare l’ambulanza psichiatrica e poi trascinato in ospedale solo perché, come spesso accadeva, non voleva saperne di stare con lui.
La ragazza, che ha accompagnato la madre in tribunale, è stata sentita, nonostante ieri la sua testimonianza non fosse prevista, proprio per verificare a caldo se la mamma e la zia avessero detto il vero, riguardo agli episodi di violenza del padre nei suoi confronti. Due in particolare, puntualmente confermati, davanti al pm Michele Adragna, titolare del fascicolo, che al termine dell’udienza, su sollecitazione dello stesso presidente Jacopo Rocchi, ha ampliato il capo d’imputazione, contestando all’imputato violenze domestiche ai danni dei familiari non più solo dal 2018, ma dal 2005.
“È stato amorevole solo il primo anno, fino alla nascita della nostra prima figlia. Era il 2005”. ha spiegato la ex. A tal proposito, quando aveva 13 anni, per dei banali capricci sotto Natale, avrebbe picchiato la figlia appena operata di appendicite, facendole riaprire la ferita, che è stata di nuovo suturata. La ex moglie si è invece presa 12 punti a una mano: “Me l’ha sbattuta su una vetrata che si è rotta”.
“Da bambina nostra figlia era dislessica e non voleva andare a scuola, allora la tirava giù dal letto a forza, poi la caricava in macchina a calci nel sedere mentre lei piangeva disperata“, ha detto la ex. “Quando ero incinta del secondo figlio, diceva che non era il suo, perché non gli tornavano i conti con le licenze. E meno male che è venuto uguale al padre. Di lui dice in giro con disprezzo che è comunista e mezzo frocio“.
“Il terzo, invece, arrivato a distanza di sei anni dal secondo e sette dalla prima, non era programmato, per cui un giorno mi ha preso a calci sulla schiena, dicendo ‘così abortisci e la finiamo”, ha proseguito. La donna, che si è costituita parte civile, pur imputandosi “crisi isteriche” per cui “lui interveniva con schiaffi, pugni e calci per calmarmi”, lo ha però incolpato di farla vivere in un continuo stato di ansia. “Una volta, che ero agitata per una discussione, mentre preparavo lo zabaione, ho fatto cadere per terra la bottiglia di marsala, che si è rotta. E lui mi ha dato un pugno sulla faccia davanti ai bambini”, ha raccontato. A mo’ di esempio.
“Siccome mia madre è rimasta vedova mentre era incinta di me, mi diceva sempre che io non sapevo cosa volesse dire essere un padre, perché io un padre non l’avevo mai avuto. Diceva che lui era potente, che era un militare e veniva da una famiglia di militari, mentre io dovevo tornare nei bassifondi da dove ero venuta, che non ero alla sua altezza, che non sapevo cucinare. Sporcava apposta per dirmi che non pulivo. Mi diceva che ero una zingara“.
Attualmente i due figli maschi vivono con la madre, mentre la femmina si è fatta una vita sua e di recente è anche divenatata mamma. “Mio padre? Non lo vedo da anni”, ha detto.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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