Viterbo – (sil.co.) – Farmaci e garze a casa e in auto, fratelli infermieri accusati di peculato in concorso. Uno sarebbe recidivo. Sono stati scoperti per caso la mattina del 15 maggio 2021, nel corso di un blitz della squadra mobile, cui era stata segnalata la presenza di sanitari sospettati di portare con sé stupefacenti in ospedale mentre erano in servizio.
Viterbo – Polizia all’ospedale Santa Rosa
Il processo a carico dei due infermieri è entrato nel vivo ieri davanti al collegio presieduto dal giudice Francesco Oddi, pm Aurora Mariotti. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Massimo Pistilli e Paolo Delle Monache, mentre la Asl di Viterbo si è costituita parte civile con l’avvocato Giorgio Natoli.
Erano le sette e un quarto del mattino del 15 maggio di quattro anni fa quando, alla fine del turno di notte, gli agenti fermarono un infermiere per un controllo, mentre passava in auto dall’uscita laterale della palazzina di malattie infettive. “Sulla vettura nessuna traccia di droga, ma c’erano diversi materiali sanitari, come garze, bende e cerotti di vario tipo, un flacone di disinfettante, un camice verde, una tuta. Per cui abbiamo proceduto alla perquisizione domiciliare”, ha spiegato uno dei poliziotti che hanno condotto l’operazione.
“Nella camera dove dormiva con il fratello, anche lui infermiere, abbiamo trovato, dentro un armadietto e in un borsone di similpelle, diversi blister di farmaci del tipo benzodiazepine e altri tranquillanti, aperti, senza la confezione, nonché tre dispositivi per la misurazione della pressione, della glicemia e della saturazione, di cui si leggeva la marca ma privi di etichette identificative”, ha proseguito il testimone, spiegando perché entrambi sono finiti indagati.
Medicinali, dispositivi e gli altri presidi sanitari sono stati riconsegnati al primario e alla caposala, sentiti anche loro come testimoni. In reparto, dove non furono registrati ammanchi, sarebbero stati conservati all’interno di un magazzino, la cui chiave, in piena emergenza Covid, era a disposizione di tutto il personale.
“Eravamo in piena pandemia e a infettivi era un delirio, arrivavano quantità enormi di materiali. Eravamo passati a 50 posti letto, c’erano stati cambiamenti strutturali e arrivavano valanghe di materiali, tra cui mascherine, saturimetri e quant’altro serviva in quel particolare momento storico, anche da donazioni private. Avevamo abbondanza di tutto, in particolare di tutto ciò che andava cambiato frequentemente, per evitare il rischio di contagi. Le marche dei prodotti erano diverse, secondo la provenienza, e non mettevamo targhette identificative, Se servivano, venivano scambiati con altri reparti. Durante il Covid era così”, hanno spiegato il medico e la caposala, rendendo bene l’idea del periodo.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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