Viterbo – (sil.co.) – Un’ondata di maltempo come spesso capita a fine febbraio nella Tuscia. La notte tra il 25 e il 26 febbraio 2018 ci fu una nevicata così copiosa da costringere un 38enne a fermarsi a dormire a casa di un amico, in uno dei centri del comprensorio del lago di Bolsena, per l’impossibilità di rientrare a Viterbo. Poche ore dopo, all’alba di lunedì 26 febbraio di sette anni fa, l’amico lo ha trovato riverso a terra e ha chiamato i soccorsi. Era morto di overdose. Eroina. Eroina killer.
Carabinieri e 118 – Foto di repertorio
Amico a processo. Per quella tragedia avvenuta in una notte di fitta neve è finito a processo davanti al giudice Jacopo Rocchi l’amico che aveva ospitato in casa il 38enne. Dìfeso dall’avvocato Fausto Barili, è imputato di morte in conseguenza di altro delitto, nella fattispecie avergli ceduto la dose di droga che gli è stata fatale.
Allarme all’alba. Mancavano pochi minuti alle sei del mattino del 26 febbraio 2018 quando sul posto si sono precipitati i sanitari del 118 e i carabinieri della stazione di Cellere. La più vicina.
Imponente nevicata. “Nonostante l’imponente nevicata della notte, quando è scattato l’allarme siamo giunti in pochi minuti presso l’abitazione dove c’erano l’amico e i suoi genitori anziani, oltre al corpo esanime della vittima, riverso sul pavimento in posizione supina in una cameretta molto piccola. Era già morto”, ha spiegato ieri in tribunale uno dei militari intervenuti.
Ospite per una notte.“Il deceduto si era fermato a dormire dall’amico solo per quella notte, era rimasto ospite a causa delle condizioni meteo avverse”, ha ribadito il carabiniere al giudice.
L’avvocato Fausto Barili, difensore dell’imputato
Disposta autopsia. La salma fu messa a disposizione della procura, col pm che, alla luce della sospetta overdose, dispose una serie di accertamenti tecnici, affidando l’autopsia al medico legale Mariarosaria Aromatario della Sapienza, coadiuvata da una tossicologa, chiedendo loro tempo, causa e mezzi della morte.
Colpa degli oppiacei. “Fu fatto il prelievo dei liquidi per la tossicologa – ha spiegato ieri in aula la consulente Aromatario – quindi giungemmo alla conclusione multidisciplinare che a provocare la morte era stata l’assunzione di oppiacei. Nè sono emerse patologie malformative o organiche pregresse, che possano avere influito sul decesso”,
Colpo di scena a gennaio. Il delicato processo all’amico avrebbe dovuto chiudersi lo scorso mese di gennaio. Ma un colpo di scena ha fatto slittare la discussione quando, a istruttoria chiusa, il pubblico ministero ha chiesto di ascoltare ex articolo 507 i carabinieri che hanno condotto le indagini e il medico legale Aromatario, al cui ascolto si è opposto il difensore Barili.
Si torna in aula in primavera, per sentire un carabiniere della locale stazione, che potrebbe saperne di più dell’imputato, e l’interrogatorio dell’imputato, un quarantenne che sarebbe pronto a fornire la sua versione dei fatti.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva.
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